Italo Mennella: «Il rimborso del 5 per cento per le spese dell’incasso» – L’innalzamento dell’imposta della tassa di soggiorno continua ad animare il dibattito della città di Taormina. Nella riunione che si è tenuta nella serata di ieri, gli albergatori si sono confrontati e l’idea di un cambio di destinazione d’uso delle strutture ricettive rimane una provocazione, una protesta contro le scelte dell’amministrazione comunale di aumentare la tassa di soggiorno. Gli albergatori della terrazza che si affaccia sul mar Mediterraneo considerano «iniquo» l’aumento dell’imposta e chiedono «il rimborso del 5 per cento per le spese dell’incasso». Ma non è finita qua, perché l’associazione chiede un confronto, un incontro con l’amministrazione comunale per capire se nell’immediato futuro ci sarà la possibilità di non far pesare tutte le difficoltà locali sul turismo. Ed è questo il nocciolo della diatriba. Gli albergatori sono considerati l’ancora di salvataggio del comune di Taormina. Un ruolo, in effetti, che non dispiace agli imprenditori delle strutture ricettive. Però, e questo è trapelato dall’incontro svoltosi presso Palazzo Corvaja, gli albergatori chiedono che il comune investa una parte della tassa di soggiorno per il turismo.

«Almeno il 50 per cento deve essere speso solo ed esclusivamente per il turismo» – Già. E in una realtà come Taormina, spendere una percentuale dell’imposta in campo turistico, vuol dire prendersi cura della città. «Dal ricavo della tassa di soggiorno almeno il 50 per cento deve essere speso solo ed esclusivamente per il turismo. Soldi che andrebbero a migliorare i servizi igienici, che sono un problema reale per una città a vocazione turistica, le buche nelle strade, le condizioni delle spiagge e il mantenimento della Villa comunale», ha precisato Italo Mennella, presidente dell’Associazione albergatori Taormina. La deliberazione della giunta comunale ha dato il via libera a una ridefinizione, un aumento, che impone la modifica dell’articolo 4 del regolamento sulla misura d’imposta. Un incremento che stride, secondo l’Associazione albergatori, con l’assenza di una vera spending review per ridimensionare i costi della politica e della pubblica amministrazione. Soprattutto in un momento storico come quello attuale segnato dalla lunga crisi economica che ci trasciniamo dal 2008, la mancanza di una revisione della spesa pubblica rende ancora più indigeribile un evidente aumento della tassa di soggiorno.

Sebastiano De Luca: «Dal primo gennaio non farò pagare i clienti» – Il presidente di Confindustria alberghi, Sebastiano De Luca, ha tenuto a precisare che «gli associati non pagheranno la tassa di soggiorno, visto che noi siamo definiti esattori mentre il cliente è il sostituto d’imposta. Faremo tutto quello che è possibile affinché il comune non aumenti la tassa di soggiorno neanche di un euro. Io, personalmente, dal primo gennaio non farò pagare i clienti. Il contenzioso per il recupero della tassa di soggiorno verrà affrontato direttamente dall’amministrazione comunale nei confronti dei singoli clienti. Con quali risultati? Ritengo nessuno. In questi anni abbiamo aderito al pagamento, perché l’Osservatorio doveva proporre l’utilizzo delle somme provenienti dalla tassa per migliorare il settore turistico della città. Purtroppo quelle prerogative sono venute meno. È stata una sorta di “distrazione” di somme che il comune non può assolutamente permettersi di fare. Confermo che gli albergatori sono determinati a fare le barricate, considerando che l’interesse per il bene della città è venuto meno non possiamo fare altro che comportarci in questo modo». La presa di posizione è decisa, perché il rischio a cui vanno incontro gli albergatori è di diventare il capro espiatorio della vicenda e di vedersi tirati i soldi della tassa di soggiorno in faccia da parte dei turisti che non possono essere soddisfatti, dopo aver pagato quella somma di denaro, del modo in cui vengono curati i siti che di volta in volta andranno a visitare.

© Riproduzione Riservata

Commenti