Italo Mennella, presidente AAT
Italo Mennella, presidente AAT - Foto A. Jakomin / blogTAORMINA ©2015

La stampella delle casse comunali – Taormina e la tassa di soggiorno. Un tema pronto a infuocare il dibattito politico cittadino e non solo. Già, perché la questione ha coinvolto semplici cittadini e disparate categorie sociali. Nella terrazza che si affaccia sul mar Mediterraneo, del resto, non potrebbe essere altrimenti. Un luogo in cui si vive di turismo non può non avere albergatori e imprenditori come protagonisti della quotidianità della città. E infatti è così da decenni. Anzi, la tassa di soggiorno, in questo periodo di crisi economica, è l’unico sostentamento certo delle disastrate casse comunali. È ormai noto che il comune di Taormina, a differenza di altre realtà non troppo distanti da questo incantevole luogo, riesce a tirare avanti, con tutte le difficoltà del caso, solo ed esclusivamente grazie alla tassa di soggiorno. Qualche settimana fa avevamo proposto, in maniera ironica (ma fino a un certo punto) di chiamarla tassa ad minchiam. Una “nuova” definizione che evidenzia come la tassa di soggiorno dovrebbe servire a ben altro e non può essere ridotta a semplice stampella delle casse comunali.

Si rischia il muro contro muro tra amministrazione e albergatori – Si tratta di un’imposta istituita dal comune «con deliberazione del Consiglio comunale n. 80 del 06/11/2012, a carico degli ospiti che alloggeranno nelle strutture ricettive. Gli introiti derivanti da tale imposta saranno destinati al finanziamento di interventi in campo turistico, recupero di beni culturali e ambientali e promozione della città». È corretto, in una logica comunitaria, aiutare il proprio comune in gravi difficoltà. Non si può fare altro, perché se le istituzioni versano in condizioni precarie è chiaro che non ci si può voltare dall’altro lato. In maniera implicita ne pagherebbero le conseguenze anche gli albergatori. Però esagerare con la modifica all’articolo 4 del Regolamento, tramite il quale l’imposta è stata portata al massimo delle sue possibilità, è un modo per alzare ancora di più le barricate con gli albergatori. Un incremento reso ancora più inaccettabile dalla mancanza di una spending review al carrozzone che l’amministrazione pubblica si trascina dietro ormai da decenni.

Cambio di destinazione d’uso – Un mezzo di “trasporto” vecchio e logoro che non riesce più ad andare avanti. C’è troppa gente sopra e questa lentezza la si nota con drammatica evidenza in un mondo che ha modificato i propri paradigmi e fa della velocità e del cambiamento le sue caratteristiche principali. Tornando al discorso sulla tassa di soggiorno, è doveroso che una percentuale di questa imposta vada a risollevare enti in difficoltà che rischiano il fallimento, ma non si può non investirne una parte per migliorare le politiche turistiche di Taormina, che ormai si stanno allontanando dall’esclusività che l’ha contraddistinta per decenni. Gli albergatori locali, a poche ore dalla riunione, non ci stanno. È trapelata la volontà di un cambio di destinazione d’uso delle strutture ricettive. Una provocazione? Staremo a vedere cosa emergerà dalla riunione degli albergatori, che già promette scintille. L’idea è trasformare gli hotel in case vacanze, o affittacamere, e aggirare gli aumenti dell’imposta di soggiorno. Una cosa è certa: da un punto di vista economico se gli albergatori dovessero concretizzare un’idea del genere metterebbero in difficoltà le casse comunali.

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