I problemi causati dall’onestà intellettuale – L’onestà intellettuale provoca grandi problemi nel corso della vita. Lo sapeva bene anche Enzo Biagi, che in alcuni momenti della sua carriera ha dovuto fare un passo indietro, o è stato costretto a farlo quando gli è stato chiesto con editti più bulgari che italiani. Era uno di quei giornalisti che lasciano il segno. L’educazione e la tranquillità convivevano con la passione per un mestiere che lo spingeva a fare domande scomode e a scrivere qualcosa che avrebbe dato fastidio al potente di turno. Mentre qualcuno si vergogna di essere siciliano e quando è costretto ad andare via per motivi di lavoro, nell’arco di tre mesi, perde un accento che l’ha accompagnato per decenni e magari inizia pure a votare Lega Nord, Enzo Biagi nel periodo di massimo splendore del leghismo di Umberto Bossi e nell’epoca del celodurismo al governo di Roma e nelle regioni settentrionali, non aveva timore di dire ciò che pensava. Lo faceva da uomo del nord, da giornalista in grado di porsi al di là dei “salamelecchi” del momento. Enzo Biagi amava il “fatto” e non è un caso che la sua trasmissione di successo era stata chiamata in questo modo.

Enzo Biagi e la gentilezza dei siciliani – Così in un’intervista di Saverio Lodato pubblicata sul quotidiano “L’Unità” il 27 maggio 2002, Enzo Biagi non nascondeva la propria passione per la Sicilia e il proprio fastidio per i riti “padani” perseguiti dal Carroccio. Una terra in cui diceva di sentirsi a proprio agio e non dimenticava mai di sottolineare la gentilezza dei siciliani: «E quando penso alla Sicilia penso sempre al Sud, anche perché lo scrittore che io amo di più, e che risale alle letture della mia giovinezza, è Corrado Alvaro. Penso che senza il Sud saremmo tutti molto meno intelligenti, al Nord. A me ripugna l’idea del “Po fiume sacro”. La mia generazione aveva imparato che semmai era il Piave… altri ricordi, altre storie. Io vengo in Sicilia sempre con molta commozione, sempre volentieri, mi piace, e devo insistere su questo aspetto: sono a casa mia, a parte i rapporti umani che ho con tanti di voi. Sono più a casa mia qui che a Bolzano, dove ho qualche disagio. Amo venire in Sicilia, e dire che voglio bene a questa terra diventa quasi una forma di piaggeria. Ci sto bene. Mi piace. E sono convinto che qui, se sto male, eventualità possibile, vista l’età che ho, c’è di sicuro qualcuno che si occupa di me. Poi penso anche che i siciliani sono il popolo più gentile dell’Italia».

Il rapporto con Sciascia – Ma Enzo Biagi era uno di quei giornalisti con un grande bagaglio culturale e quindi, per lui, la Sicilia era anche «Pirandello, è Musco che mi faceva ridere. La Sicilia è Vittorini che vedevo ogni giorno, a Milano, alla Mondadori, dove conoscevo tutti. La Sicilia è Verga, che per me è come Melville, con ‘I Malavoglia’, padron ‘Ntoni, questi marinai con la barca a remi, che non sapevano neanche nuotare…, marinai siciliani che ho conosciuti. Tutto mi stordisce. Come il ricordo di ‘1860’ di Blasetti, un film straordinario, con l’attore che si chiamava Gian Franco Giacchetti che faceva il frate, l’epopea dei garibaldini siciliani. Poi vidi la fotografia di Capa, quella del pastore siciliano che indica la strada, e ho conosciuto la mamma e il fratello di Capa. Ti sto dicendo… ma vedi? Si mescola tutto. No. Non c’è frattura fra la Sicilia che ho letto, la Sicilia che ho visto e la Sicilia che ho vissuto. Insisto nel dire: sono a casa mia. Ma se penso a questa Sicilia, penso soprattutto a Sciascia». E proprio con Leonardo Sciascia Biagi aveva un ottimo rapporto, tanto da conoscere la moglie e tramite lei i piatti tipici di questa terra: «Quando Sciascia veniva a Milano, spesso passeggiavo con lui. E fra una domanda e una risposta, c’era il tempo di andare a prendere un caffè. Perché Sciascia ci pensava tanto. Sono stato anche a Racalmuto. Ho conosciuto la signora Sciascia, la signora Maria, che mi ha fatto mangiare persino delle tagliatelle, oltre a piatti siciliani squisiti».

L’amicizia tra Biagi e la Sicilia – La Sicilia per Enzo Biagi era una seconda casa, anche perché si sentiva amato. Così quando Silvio Berlusconi lanciò il famoso editto con cui attaccava il giornalista Rai, Biagi ebbe un appoggio inaspettato dalla gente comune di questa terra. Si trattava del portiere dell’albergo di Villa Igiea che appena lo vide arrivare disse: «Tenga duro. Io e la mia famiglia vogliamo che lei resti al suo posto». Parole semplici ma che sono rimaste nel cuore di Enzo Biagi, come la Sicilia che non può essere dimenticata dai suoi tanti figli sparsi per il mondo.

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