Da Roma a Palermo, è sempre lo stesso scontro politico – Il 20 marzo, data in cui i sindacati hanno indetto uno sciopero generale, si avvicina. E lo scontro tra gli esponenti delle sigle sindacali e il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, è entrato nel vivo. Si tratta dello stesso botta e risposta che sta caratterizzando la scena politica nazionale con Matteo Renzi da un lato e la Cgil e la Fiom dall’altro. Un braccio di ferro che è stato vinto dal presidente del Consiglio dopo l’approvazione del Jobs Act, ma che non si è concluso del tutto. Anzi, Maurizio Landini è pronto a scendere in campo per formare una sorta di “coalizione sociale” tra le forze di estrema sinistra italiane. Una sorta di Podemos in salsa nostrana, una Rifondazione Comunista del nuovo millennio. Un passaggio dal sindacato alla politica che dimostra i problemi e le degenerazioni in cui si trovano, ormai da diversi anni, le organizzazioni che rappresentano i lavoratori di questo Paese. Una corporazione che ha smarrito l’obiettivo principale, quello di difendere i lavoratori, per perseguire la difesa dei privilegi dei sindacalisti che pretendono di parlare di lavoro anche se nella loro vita non si sono mai sporcati le mani.

Botta e risposta tra le parti – E sulla vicenda dello sciopero è voluto intervenire proprio il renziano della prima ora, Davide Faraone, che si è detto sorpreso per uno sciopero del genere e per il momento in cui è stato indetto: «Mi impressiona l’incredibile sciopero proclamato dai sindacati sulla proposta di legge regionale di riforma che prevede l’equiparazione dei dipendenti regionali ai dipendenti pubblici, e quindi il taglio del 600 per cento di ore in permessi di cui godono i sindacalisti in Sicilia rispetto al resto d’Italia. Nessuno invece ci dice perché’ l’80 per cento dei siti archeologici e i musei rimane chiuso la domenica. Mi scandalizza che non ci sia nessuno che si scandalizza di avere questi sindacalisti in Sicilia». Non si è fatta attendere la replica dei rappresentanti della Cgil, Michele Palazzotto ed Enzo Abbinanti, rispettivamente segretario generale Funzione pubblica Cgil Sicilia e segretario regionale di Fp Cgil con delega ai lavoratori della regione: «Qui nessuno meno che mai la Cgil sta mettendo in campo una battaglia corporativa, dal momento che in gioco ci sono i diritti di tutto il mondo del lavoro presente e futuro e che noi stiamo combattendo contro il principio secondo cui le conquiste, frutto di anni di lotte, persino quella di avere un posto di lavoro, non vengano considerate privilegi ed abolite con un colpo di penna».

Il boomerang dei sindacati – E hanno proseguito: «Ci fa specie sentirci rimproverare sui permessi e sulla chiusura dei siti monumentali e museali quando chi scrive conduce da anni battaglie continue per l’affermazione della democrazia partecipativa nei luoghi di lavoro della Regione attraverso l’elezione delle RSU che da quasi venti anni vengono negate, insieme alle battaglie per rendere efficiente il modello organizzativo dei nostri beni culturali contro una politica che in questi anni ha latitato su questi temi». Da Roma a Palermo lo scontro politico è sempre lo stesso. La corrente maggioritaria del Partito Democratico ha l’unica opposizione politica nei sindacati, ma tra vecchi modi di ragionare e ingessature che fanno apparire queste organizzazioni come delle caste distanti dalle esigenze dei lavoratori e soprattutto dei più giovani, le loro proteste sono un boomerang e un ennesimo aiuto alla popolarità di Matteo Renzi di fronte al Paese.

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