“Mai dire Cacioppo” – “Mai dire Sicilia”. Magari potrebbe essere un suggerimento per la Gialappa’s Band, che manca, e non poco, sul piccolo schermo. Anche se, a essere sinceri, sono stati diversi gli artisti siciliani che si sono susseguiti nei programmi di “Mai dire”. Gli anno ’90 e i primi del 2000 sono stati contraddistinti da quella palestra per grandi talenti comici. Il Cetto La Qualunque che faceva sganasciare Fabio Fazio fino a qualche anno fa, si è plasmato negli studi di “Mai dire”. Lo stesso vale per altri grandi personaggi. Tutti o quasi sono passati dalle simpatiche trasmissioni del trio milanese. Lo stesso vale per Giovanni Cacioppo. Il siciliano classe 1965 ha raggiunto il grande successo quando ha partecipato a “Mai dire lunedì” e “Mai dire martedì”. Anche se, a dire la verità, il palco di Zelig è stato uno dei suoi più importanti trampolini di lancio. Poco importa con quale di questi programmi il comico nato a Gela si è reso celebre. Si, perché nella maggior parte dei suoi monologhi emergeva ed emerge una caricatura del siciliano che non può non fare ridere. Magari qualcuno si potrebbe offendere, ma Cacioppo, da buon siciliano, è sempre stato in grado di tracciare dei profili simpatici senza cadere in offese o roba del genere.

Battute che non possono offendere – Tra i vari racconti con cui ha allietato il pubblico c’è un monologo che risale a una puntata di Zelig. Cacioppo parla del bar e dell’uso e del costume del siciliano di recarsi ogni mattina in questo luogo. Beh, non è solo il siciliano a frequentare un bar (chi è che non si reca mai in un bar?). È un’abitudine diffusa in tutta Italia, ma in quelli della Trinacria accade qualcosa di particolare. Qualcuno soggiorna al bar più del previsto e si parla di tutto: astronomia, fisica, medicina, calcio, politica, religione. E ovviamente ciascuno possiede una documentazione “accademica” su ogni argomento. Diciamocelo, aggiunge Cacioppo in un altro monologo a “Ballarò”: la Sicilia non è una regione adatta per lavorare. «Io ho sempre sostenuto che sud fosse l’abbreviazione di sudato», dice Cacioppo tra le risate e gli applausi del pubblico. C’è da dire che nei suoi monologhi il comico non risparmia stoccate neanche alla popolazione settentrionale. Quindi non è un qualcosa di offensivo e del resto ogni siciliano che fa il suo “dovere” non può fare altro che sorridere di fronte a simili affermazioni. Parole che fotografano bene un modo di fare e pensare abbastanza diffuso.

Dall’immaginario al reale – Da Palermo a Catania passando per Messina e centri minori dell’isola i personaggi di Giovanni Cacioppo diventano reali. Con intelligente ironia il cabarettista non ha rinunciato a mettere in luce i difetti della sua terra. Tutti, chi più chi meno, abbiamo a che fare con i soggetti di cui parla Cacioppo. Certo, quelle figure hanno difetti macroscopici per questioni di spettacolo. Ma può capitare di avere a che fare anche con politici che da immaginari diventano reali. Soprattutto in questo momento storico succede di imbattersi nei profili descritti da Cacioppo. Politici che promettono qualcosa di ben preciso in campagna elettorale e giunti a Roma fanno l’esatto contrario, anche se si tratta del “lavoro”. Giovanni Cacioppo ha il pregio di mettere in evidenza, con ironia, i difetti dei siciliani a prescindere dalla loro condizione sociale. Lo fa, in primis, con se stesso. Sono gli usi e costumi della Sicilia, anche se c’è una parte di questa terra di cui andare orgogliosi.

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