Colpo di scena. Non potrebbe esserci affermazione più scontata quando si parla di teatri e musei regionali. Però è la realtà dei fatti. La Corte costituzionale, come si apprende dal quotidiano “La Repubblica”, ha bocciato la scelta della regione Sicilia di revocare i cosiddetti “servizi aggiuntivi” (ovvero biglietterie, bookshop e caffetterie) nei musei e nei siti archeologici italiani. Dal Teatro antico di Taormina alla Valle dei Templi di Agrigento, gli stupendi luoghi di cultura di questa terra sono tutti coinvolti da questa decisione. Era il 2013 quando il presidente Rosario Crocetta, dopo il caso Novamusa che aveva portato all’arresto dell’imprenditore Gaetano Mercadante, affermava: «Revocherò in autotutela non solo le gare prorogate da anni a vantaggio di Novamusa, ma anche quelle bandite lo scorso anno è già aggiudicate perché vogliamo rivedere tutto il sistema di affidamento ai privati dei servizi aggiuntivi: le biglietterie dovranno rimanere alla Regione e ci manderemo i nostri precari».

L’istrionico governatore è stato smentito dalla Corte Costituzionale e la sospensione delle gare per i beni culturali è stata dichiarata incostituzionale dall’organo di Stato. Il presidente Crocetta puntava su una gestione diretta del servizio, ma questa presa di posizione provocò la reazione della società cooperativa “Culture”, la quale si rivolse al Tar, che a sua volta chiese l’intervento della Consulta sollevando questione di legittimità costituzionale. Una vicenda che si è trascinata per oltre un anno, ma nell’ultimo scorcio di inverno siciliano è arrivata la doccia gelata per Rosario Crocetta e la sua giunta. Se l’ex sindaco di Gela sosteneva la nullità dei bandi per l’assenza del richiamo a un articolo della legge regionale sugli appalti che prevede per i vincitori l’obbligo di un conto corrente unico, per la Consulta la norma è stata dichiarata incostituzionale.

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