Lo sconforto di Catarella e il mal di testa di Montalbano – Il poliziotto Catarella è disperato. Frigna, farfuglia parole poco comprensibili e, come gli capita spesso, parla da solo. Cerca di ricostruire una vicenda che neanche lui, povirazzo, riesce a comprendere. Si, perché Catarella, al di là di battute e qualche considerazione fuori luogo da parte dei suoi colleghi, è un elemento imprescindibile per la squadra del Commissario Montalbano. Salvo non ne può fare a meno. Soprattutto come sveglia, quando nel bel mezzo dei sogni lungo il mare di Vigata, arriva la telefonata mattutina di Catarella. Ormai è una routine: “Dottore, dottore…”. E così anche ieri mattina è squillato il telefono in casa Montalbano. Catarella era più incomprensibile del solito e il Commissario Montalbano, innervosito, gli ha sbattuto il telefono in faccia: “Catarella, ma che minchia stai dicendo?”. Senza fare colazione e soprattutto senza passeggiata e nuotata nel bel mare della Sicilia, Montalbano si reca in Commissariato. Si, non c’è nessun morto ammazzato. Si tratta di una vicenda così ingarbugliata da far venire il mal di testa anche all’intuito del Commissario più famoso d’Italia.

Una vicenda con troppe contraddizioni – Si tratta della Finanziaria della giunta regionale. Quella che da mesi fa litigare il presidente, Rosario Crocetta, e l’assessore al Bilancio, Alessandro Baccei. Norme volute con forza dal governo di Roma, che, forse, ha vinto il braccio di ferro con il vulcanico governatore siciliano. Molti diranno: “Ma cosa c’entra il Commissario Montalbano con la legge di stabilità della giunta regionale?”. In una condizione di assoluta normalità, una beata minchia. Ma siamo in Sicilia e quindi le affermazioni e relative contraddizioni, gli intrecci e le giravolte fanno parte, spesso e volentieri, del modo di fare di molti cittadini locali. Dunque è meglio chiedere sostentamento al Commissario Montalbano e alla sua squadra. Almeno potrebbero aiutare a ricostruire questa vicenda, che nelle ultime settimane ha confuso, e non poco, gli spettatori paganti. Già, perché fino a qualche giorno fa le proposte di Baccei, che riguardano i tagli ai costi della politica, avevano fatto venire il “mal di panza” a Crocetta e agli esponenti dell’Anci. Si erano levate critiche e aspre polemiche avevano animato il dibattito politico.

In un mese affermazioni opposte – Dopo sono scoppiati gli scandali “gettonopoli” a Siracusa e a Messina, che seguono la vicenda dicembrina di Agrigento. Il rischio è che in Sicilia cada la maschera di un altro scandalo. Spira un vento strano, che di solito non soffia mai da queste parti. Quindi, che fare? Meglio far finta di non aver criticato le proposte dell’assessore Baccei e appoggiarle con dichiarazioni forti e decise. L’Anci chiedeva di stralciare la riforma dei costi della politica e Crocetta, come scritto in un articolo pubblicato su BlogTaormina il 27 gennaio 2015, affermava: «Ho fatto il sindaco e so quali sono i loro sacrifici e i rischi che corrono. Rischi che derivano dal confronto quotidiano con le categorie più disagiate e dal controllo sugli atti amministrativi da parte della Corte dei conti. Il tutto a fronte di stipendi che spesso non superano quello di un operaio». Parole ribaltate a poco più di un mese di distanza e così all’Ansa il presidente ha detto: «Il compenso massimo previsto non potrà superare il 30 per cento dell’indennità di un assessore e non, come qualcuno ha scritto, il 25 per cento dell’indennità del sindaco perché sarebbe una cifra enorme. Fare il consigliere non è una professione ma una attività di servizio pubblico che si deve basare in gran parte sulla passione politica e i gettoni devono servire a coprire le spese sostenute per questa attività e non possono corrispondere agli emolumenti di un assessore che lavora a tempo pieno».

La rotazione “cabbasiniana” di Montalbano – Roba da far confondere chiunque. Nelle norme contenute nella legge di stabilità si parla di tagli ai compensi dei consiglieri comunali, prepensionamenti di regionali e dipendenti di enti e partecipate con fuoriuscite in un quinquennio, equiparazione del trattamento di quiescenza a quello dei dipendenti dello Stato. È cambiato qualcosa, oppure si tratta del solito tira e molla mediatico? Le prossime ore chiariranno molti dubbi. Il Commissario Montalbano sta indagando e ha mandato il fido Catarella a Palermo che, secondo indiscrezioni dal Palazzo dell’Ars, si aggira sudaticcio tra le stanze del potere siciliano e pare più confuso di prima. Poco importa, perché Montalbano continua a ragionare, a pensare se queste affermazioni siano un ennesimo tranello. Purtroppo non potrà avvalersi della collaborazione del dottor Pasquano, che almeno questa volta non avrà i cabbasisi girati. Però è Montalbano ad averli in piena rotazione e chissà se si fermeranno mai.

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