Quando per “gettone” si intendeva tutt’altro – Sono lontani, anzi lontanissimi, i tempi in cui i gettoni erano quelle monete che servivano per chiamare dalla cabina telefonica. In molti casi aspettavamo con ansia quel momento per parlare con la fidanzata, l’amico, il parente. Uscivamo da casa dopo pranzo o la sera per effettuare la tanto attesa telefonata. Un oggetto che oggi troviamo nei mercatini dell’usato e nelle bancarelle del vintage che popolano alcune piazze delle domeniche italiane. Le cabine telefoniche, a dire la verità, sono ancora al loro posto. La maggior parte di loro continua a funzionare, seppur con le schede telefoniche. Strumenti di amarcord, perché ormai non entra nessuno in quelle cabine a parte qualche clochard o qualche cane in cerca di riparo dal freddo e dalla pioggia stagionale. Nell’ultimo periodo quando si sente la parola “gettone” non la si associa quasi più alle cabine telefoniche, ma al compenso che spetta a un consigliere comunale dopo ogni seduta in Aula. I tempi cambiano. Venti anni fa non avremmo mai pensato di collegare il “gettone” al mondo della politica, ma la crisi economica e le nuove esigenze del Paese hanno spinto gli italiani a un cambio culturale ormai in atto.

I politici stakanovisti di Agrigento e Siracusa – Viviamo in un’epoca di passaggio, non c’è che dire. Anche in Sicilia, luogo del “panta rei” per eccellenza, il vento del cambiamento soffia forte. A dicembre era toccato alla città di Agrigento, dove erano venute alla luce più di mille sedute di commissioni comunali in nove mesi per un costo di oltre 250 mila euro in gettoni. No, non è qualche premio di un programma televisivo. Semmai è un compenso eccessivo per i politici di Agrigento ai danni dei contribuenti. Ben 133 riunioni in nove mesi significano quattro commissioni al giorno, contando Ferragosto, il Primo Maggio e persino Pasqua. In Sicilia non si batte la fiacca. Diversi consiglieri stakanovisti, facendo parte di più commissioni, guadagnano fino a 1600 euro al mese. La situazione non dovrebbe essere diversa a Siracusa, dove il Movimento Cinque Stelle ha denunciato una spesa superiore ai 600 mila euro annui per le riunioni delle commissioni dei consiglieri comunali. Cifre che hanno spinto la Procura della Repubblica di Siracusa ad aprire un’inchiesta sul caso gettonopoli. Una vicenda del genere, a quanto pare, potrebbe riguardare anche la città di Messina.

Lo scandalo si diffonde a Messina. E dopo? – Lo scandalo si sta allargando. E anche nello Stretto la Procura di Messina ha aperto un’inchiesta sui gettoni di presenza dati ai consiglieri comunali che hanno partecipato a sedute delle commissioni consiliari e la Digos, nella giornata di ieri, ha acquisito degli atti a Palazzo Zanca. La vicenda sembra pronta a esplodere. Alcuni consiglieri si presentavano in prima convocazione e anche se non si raggiungeva il numero legale firmavano e andavano via, ottenendo a prescindere il gettone di presenza. Solo nel 2014 le sedute sono costate 900 mila euro. La vicenda era stata denunciata qualche mese fa dal capogruppo di “Cambiamo Messina dal Basso”, Lucy Fenech, la quale aveva chiesto il rispetto del regolamento che prevede il pagamento del gettone di presenza solo per l’effettiva partecipazione alla seduta. Inchieste che potrebbero scuotere la politica siciliana e già in altri consigli comunali dell’isola si inizia a tremare per possibili nuove inchieste.

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