Catania e il ricordo. Un binomio fondamentale per l’amministrazione del sindaco Enzo Bianco, che dopo aver intitolato e valorizzato una piazza in memoria dell’ex direttore della “Gazzetta dello Sport”, Candido Cannavò, ha deciso di intitolare uno spazio anche a Beppe Montana, il capo della Catturandi di Palermo ucciso trent’anni fa dalla mafia. Una piazza nel quartiere Trappeto nord è stata dedicata al servitore dello Stato. Sul luogo, accanto al volto di Montana, campeggia una frase dell’uomo assassinato da cosa nostra: «I nostri successi non sono solo il frutto di investigazioni ma anche del progresso culturale». In una vera e propria festa per il quartiere, è stato sistemato anche l’arredo urbano, il verde e un campetto da calcio. Il primo cittadino ha voluto ricordare l’esempio di Montana, riprendendo la sua ormai nota citazione: «Montana è una figura emblematica nella lotta alla mafia, un eccellente poliziotto, un servitore dello Stato che dedicò la sua vita all’affermazione dei valori di legalità e giustizia, oltre a essere un investigatore dallo straordinario intuito, capace di ricostruire una vicenda criminale partendo da un indizio minimo, credesse moltissimo nella necessità di diffondere, prima di tutto, la cultura della legalità, soprattutto tra i giovani, parlandone nelle scuole».

“Comprendeva, Beppe Montana – ha aggiunto Bianco – come lo Stato dovesse farsi sentire non soltanto con la repressione, ma con le parole, e soprattutto con l’esempio, dei suoi rappresentanti. Ecco perché abbiamo voluto che gli fosse dedicata questa piazza, grande, in un quartiere che ha delle difficoltà ma anche delle straordinarie potenzialità. I ragazzi si riuniranno qui, in piazza Montana, prima di andare a giocare al pallone nel campetto che inaugureremo tra poco. Dando i nomi a strade e piazze indichiamo dei modelli da seguire. E Catania vuole onorare Beppe Montana, a trent’anni dalla sua barbara uccisione, per il suo eroismo ma anche per la strada che ha saputo indicarci, quella della parola e dell’impegno civile». Anche il Capo della Polizia, il prefetto Alessandro Pansa, si è soffermato sul sacrificio di Montana: «il percorso della lotta alla mafia è segnato dal sangue di tanti eroi, ma anche da tantissime vittorie e successi e seguendo la strada segnata da esempi come Beppe Montana potremo vincere la nostra battaglia. La morte del Commissario ha consentito ad altri di andare avanti e oggi chi lotta la mafia ha il sostegno dei cittadini e non è più solo, una situazione completamente ribaltata rispetto a trent’anni fa».

L’inaugurazione della piazza intitolata a Beppe Montana ha suscitato grande commozione, soprattutto quando il prefetto di Catania, Maria Guia Federico, ha letto un brano di una commovente lettera scritta da Luigi Montana, il padre del commissario assassinato, e quando ha preso la parola uno dei due fratelli, Dario Montana, che è anche referente provinciale del settore Memoria di Libera, presente alla cerimonia con l’altro fratello, Gigi e con le rispettive famiglie. «In tante città italiane – ha detto Dario Montana, ricordando di parlare anche a nome degli altri familiari delle vittime della mafia e rimandando alla giornata della Memoria e dell’impegno che si svolgerà il 21 marzo – ho inaugurato piccoli parchi, vie, piazze dedicate a Beppe e vi devo confessare che un po’ mi vergognavo per Catania che non lo aveva ancora fatto. Oggi questa piccola ferita è stata risanata nel modo migliore. Perché l’importante, come ha detto anche il Sindaco, non è ricordare il passato: la memoria deve essere declinata al futuro, farci capire come vogliamo trasformare questa città, che tipo di democrazia vogliamo realizzare. Questo è un momento molto bello perché oltre alla piazza c’è il campetto da calcio e di fronte anche una piccola biblioteca dedicata a mio fratello».

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