Una piazza per costruire la pace – «Il fanatismo nasce molto prima dell’islamismo, del cristianesimo, del giudaismo. Viene prima di qualsiasi Stato, governo o sistema politico. Viene prima di qualsiasi ideologia o credo. Disgraziatamente, il fanatismo è una componente sempre presente nella natura umana, è, se così si può dire, un gene del male». Questa è una breve riflessione che lo scrittore israeliano Amos Oz ha fatto durante un suo intervento all’Università di Tubinga. Un pensiero che è balzato in mente appena ho visto il progetto dell’ingegnere catanese Francesco Nicolosi Fazio, il quale ha ideato una piazza in cui potrebbero essere costruite una Chiesa, una Sinagoga e una Moschea. I tre edifici religiosi potrebbero convivere nello stesso luogo. Una piazza della tolleranza, del rispetto e contro ogni fanatismo. Proprio come il libro di Amos Oz, “Contro il fanatismo”, che raccoglie tre interventi dello scrittore nato a Gerusalemme. La piazza delle Tre Culture, delle tre religioni monoteiste che dovrebbero impegnarsi per costruire la pace.

Un simbolo del Mediterraneo – Una piazza a Catania, una città della Sicilia e quindi del Mediterraneo. Un luogo che negli ultimi anni è diventato terra di frontiera. Luogo di sofferenze, morte, dolore e quindi anche di rabbia, paura e intolleranza. Un agorà del confronto e non dello scontro. Un progetto, è bene sottolinearlo, monumentale che ha incontrato l’approvazione dell’amministrazione comunale. Già, ma come verrebbe finanziato? Con i fondi che arriverebbero da programmi europei come Fesr e Horizon 2020. Del resto le tematiche inerenti l’integrazione religiosa suscitano sempre grande interesse e una piazza simbolo dell’integrazione al centro del Mediterraneo avrebbe una grande valenza simbolica e attirerebbe molti turisti e viaggiatori da ogni parte del mondo. E i simboli, come dice Robert Langodn, non vanno mai sottovalutati. Hanno sempre una loro valenza, in particolar modo in questo momento storico dove il Mediterraneo rischia di ridursi in terra di scontro e non di confronto, in luogo di morte e non di speranza, in terra di sciacallaggio e non di commercio e turismo.

Un progetto controcorrente – Nel periodo in cui l’Isis minaccia da vicino l’Occidente e si è affacciata sul Mare Nostrum, le ideologie nazionaliste si diffondono in Europa mettendo da parte concetti come quelli di multiculturalismo e abbattimento delle frontiere, ecco che la piazza delle Tre Culture potrebbe essere un’idea architettonica dalla quale ripartire. Ci crede l’ingegnere Francesco Nicolosi Fazio, che vede in Catania il luogo adatto in cui far sorgere questo progetto: «È aprendo un dibattito pubblico, che si determina quell’humus culturale che può portare alla realizzazione della piazza. La città di Catania è la collocazione ideale per il mio progetto: alcuni dati anagrafici e storici confortano questa ipotesi. Il capoluogo etneo ha una proverbiale tradizione di accoglienza, basti pensare alla presenza di popolazioni di origine extra-comunale, paragonabile alle grandi città dell’Europa continentale».

Un’agorà contro la “cultura della morte” – A quanto pare non si tratta di un’utopia e l’urbanista ed esperto in edilizia del Culto, Maurizio Erbicella, sul “Corriere della Sera”, spiega come «in questa fase preliminare l’individuazione del sito non è soltanto una questione urbanistica, ma anche di volontà politica, perché si tratta di un progetto di ampiezza mondiale e di impegno notevole per il dialogo tra i popoli». Amos Oz dice: «Fintanto che il tuo senso dell’umorismo tiene, sei almeno in parte immune dal fanatismo». Una frase che dovrebbe accompagnare il nostro modo di agire, soprattutto in questo periodo dove i fondamentalisti vorrebbero trascinarci in una guerra di religione e culturale. Si, il progetto della piazza delle Tre Culture è un buon punto di partenza per marcare le distanze tra il nostro modo di pensare e il loro, tra la “civiltà del vivere” e la “cultura della morte”.

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