Dal carro del vincitore al vagone di lusso – La parola “rottamazione” non è mai stata così lontana dal Partito Democratico di Matteo Renzi come in queste ultime settimane. Tralasciando ciò che accade nel resto d’Italia, in Sicilia i continui passaggi da un partito all’altro sono all’ordine del giorno. Nascono movimenti in pompa magna nelle hall di lussuosi alberghi per aderire, dopo qualche mese, al Pd locale. Poi ci sono i singoli esponenti di vecchi partiti ormai in declino, che pur di rimanere a galla adattano la loro idea politica al nuovo che avanza. Il trasformismo non ha mai abbandonato l’isola del Mediterraneo. Già, quindi è un fenomeno non riconducibile soltanto al Partito Democratico, ma anche alle altre forze politiche. A destra, per esempio, c’è la moda di aderire al progetto nazionalista di Matteo Salvini che, fino a oggi, ha raccolto più ex che nuovi volti della politica regionale. Lo stesso potrebbe succedere nel Pd. Dagli esponenti di Articolo 4 a ex forzisti fino a membri dell’Udc e dell’estrema sinistra, la lista è lunga. Forse troppo. Tutti sul carro del vincitore, che nel frattempo è diventato un vagone di lusso.

Agrigento, un accordo pirandelliano – L’ultima vicenda è quella di Agrigento, dove Forza Italia e Partito Democratico correranno insieme per le primarie di coalizione in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera. Una mossa che non è piaciuta né agli ambienti di FI né a quelli del Pd, anche se il segretario regionale Fausto Raciti ha provato a gettare acqua sul fuoco: «Ad Agrigento il simbolo del Pd convive con delle liste civiche e non con Forza Italia. Non ci vedo nulla di scandaloso o di incredibile. I dirigenti locali hanno fatto un percorso e il mio compito è quello di aiutare i dirigenti locali che hanno fatto una scelta. Il percorso deciso è quello che prevede le primarie. Non posso che augurare buon lavoro. Non capisco quelli che parlano di ‘calderoni’ o altro. Ribadisco che il simbolo del Pd alle amministrative di Agrigento convive con liste civiche e non con Forza Italia». In vista delle primarie del prossimo 22 marzo è scoppiato il caos ad Agrigento e non si è ben capito quale sia il collegamento tra il Pd per cui Matteo Renzi si è candidato come segretario e questo accordo pirandelliano.

Forse da queste parti il renzismo non è mai nato – Il renzismo, che il presidente del Consiglio definisce con toni scherzosi come una “malattia”, rischia di morire prima ancora di radicarsi nel territorio. A meno che il vocabolario della lingua italiana non abbia modificato il significato di “rottamare”, i continui cambi di casacca non sono un sinonimo di questa parola. Forse, come ha detto Pietrangelo Buttafuoco sul “Foglio”, i vertici di via del Nazareno si sono resi conto che da queste parti si può vincere soltanto con i “viceré”. Però, mentre Buttafuoco descrive questo momento con un titolo di un filmato, “I militanti vanno via ed entrano gli onorevoli”, ci sarebbe da specificare la complicata situazione siciliana. Alcuni di quei transfughi dissidenti, pur di apparire su qualche giornale nazionale e con il sogno nel cassetto di essere la “Marianna sicula”, farebbero di tutto, ma proprio tutto, per essere nominati e avere un posto al sole con tanto di portafoglio. Gente che vive di politica e vorrebbe continuare a farlo negli anni a venire. Dunque, questo processo trasformista che è in atto nel Pd, in fin dei conti, ha i suoi evidenti lati negativi, ma anche quelli positivi. Mettere in un angolo personaggi in cerca d’autore è una delle migliori mosse della sinistra italiana degli ultimi decenni, che a causa di quell’ego sconfinato ha incassato sconfitte una dietro l’altra. Certo, anche nel Pd c’è il segretario “renziano” di circolo che proviene da Rifondazione Comunista pronto a vendersi, nell’immediato futuro, per un piatto di lenticchie, ma questa è la realtà sicula dove il renzismo, per come lo intende il suo fondatore, non è mai nato.

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