Opera derivata - Foto: Franco lannino/Studio Camera

Dalla Borsellino a Baccei, gli scudi di Crocetta – Il nuovo parafulmine della giunta Crocetta è l’assessore al Bilancio Alessandro Baccei. Se fino a qualche giorno fa era stata Lucia Borsellino, sulla quale sono state scaricate colpe di un sistema sanitario intrecciato con la politica e compromesso da decenni, adesso il governatore potrebbe ripararsi dietro all’uomo voluto con forza da Matteo Renzi e Graziano Delrio per sanare i conti della Sicilia. In tempi non sospetti il presidente Crocetta si era opposto al taglio proposto dall’assessore regionale di 1.231 consiglieri comunali, 674 poltrone da assessore e un ridimensionamento dei gettoni di presenza degli amministratori locali. L’ex sindaco di Gela, a quanto pare, sembra voler cavalcare il sentimento diffuso nella classe politica dell’isola. Proprio ieri, infatti, i consiglieri comunali siculi, come riportato dall’edizione regionale della “Repubblica”, si sono riuniti a Villa Niscemi per contestare i tagli ai costi della politica che Baccei vorrebbe introdurre nella Finanziaria. I presidenti e i vicepresidenti dei Consigli comunali hanno messo nero su bianco una proposta da sottoporre ai gruppi parlamentari e all’assessore al Bilancio Alessandro Baccei.

Le barricate degli eletti siciliani – Gli eletti siciliani contestano la bozza della giunta regionale, secondo la quale verrebbero introdotte anche nell’isola del Mediterraneo le norme nazionali che abbatterebbero i compensi, oltre a un tetto alle sedute di Consiglio e commissione rimborsabili: 60 in un anno. Cose da pazzi, secondo i consiglieri comunali della Trinacria che tramite Giulio Tantillo, coordinatore regionale Anci, hanno espresso tutto il loro malcontento: «In pratica i primi cittadini subirebbero solo la decurtazione prevista dall’allineamento alle norme nazionali, mentre i consiglieri si vedrebbero drasticamente ridotti i compensi. Così si mette a rischio la democrazia». Una dichiarazione in pieno stile “Cetto La Qualunque”, considerando che lo stipendio del sindaco di Palermo, attualmente di 10 mila euro lordi, scenderebbe a poco meno di 9 mila euro. Oppure, come sottolinea “La Repubblica”, «un consigliere del capoluogo con il tetto a 60 sedute annue passerebbe da 39 mila euro lordi all’anno a 9 mila». Le barricate regionali sono già pronte. Non sembra essere un problema dei diretti interessati che il deficit della Sicilia oscilla tra gli 8 e i 10 miliardi di euro, ovvero più di tutti i land della Germania messi insieme.

L’Anci chiede di stralciare la riforma dei costi della politica – Così la regione dovrebbe eliminare il tetto delle 60 sedute, ma proporrà che lo stipendio dei consiglieri non possa superare il 25 per cento dell’indennità del sindaco. L’Anci non ci sta e chiede di stralciare la riforma dei costi della politica. Si, in Sicilia può succedere anche questo. Quando un viaggiatore arriva da queste parti ha l’impressione di essere in un mondo a parte. Luoghi in cui il tempo si è fermato. Una considerazione che va bene anche sotto il profilo negativo. Mentre nelle altre realtà occidentali la spending review è stato uno strumento per riabilitare il ruolo etico della politica e avviare un credibile processo delle riforme, in Sicilia scoppia la rivolta quando si parla di tagli ai costi della politica, che, tra l’altro, sono tra i più consistenti d’Italia. Ma quanta pazienza hanno le cittadine e i cittadini siciliani?

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