Con sentenza del 5 marzo 2015, n. 684, il TAR Catania (sez. III) ha definito il ricorso ivi assunto al n.r.g. 8866/2014, intentato dal dott. Cesare Tajana nei confronti del Comune di Taormina. L’oggetto del contendere, in questo caso, è triplice: 1) Con il ricorso introduttivo di giudizio, sono state impugnate la delibera di Consiglio Comunale di Taormina n. 16 dell’11 marzo 2014 e la nota n. 3748 del 13 marzo 2014, di rimozione dell’ex liquidatore di ASM; 2) Con il ricorso per motivi aggiunti (una sorta di “ricorso nel ricorso”, per intendersi), è stata impugnata la delibera n. 38 del 1 agosto 2014 del Comune di Taormina, recante la (seconda) revoca del commissario dell’ASM; 3) Sempre con il ricorso per motivi aggiunti, il ricorrente ha domandato volersi disporre la condanna della amministrazione comunale al risarcimento dei danni da lui asseritamente patiti per “stalking”.

La risposta del Tribunale amministrativo catanese, su tutte e tre le domande, non è stata favorevole al ricorrente. Con la sentenza in rassegna, infatti, il Tribunale ha statuito che:
– Il ricorso principale è, invece, improcedibile, perché i provvedimenti impugnati con detto rimedio giurisdizionale sono stati, poi, integralmente sostituiti dalla delibera n. 38 del 1 agosto 2014;
– il ricorso per motivi aggiunti, nella parte in cui questo era finalizzato alla caducazione della delibera n. 38 del 1 agosto 2014 è inammissibile, per violazione del principio del “ne bis in idem” (l’ordinanza n. 38 del 2014, infatti, è già stata impugnata dal dott. Tajana in un altro ricorso, già definito dal TAR Catania con sentenza a lui sfavorevole);
– il ricorso per motivi aggiunti, quanto alla richiesta di risarcimento del danno, è stato ritenuto inammissibile, perché siccome il TAR non si è pronunciato sulla illegittimità/legittimità della delibera n. 38/2014 anzidetta, non ha ritenuto di poter scrutinare la domanda risarcitoria.

In sostanza, il TAR Catania, con la sentenza in esame, non è affatto entrato nel merito della vicenda, limitandosi a definire “nel rito” tutte e tre le domande avanzate dal ricorrente. A dire il vero, però, la sentenza da ultimo emessa non pare del tutto immune da censure, almeno quanto alla decisione in ordine alla condanna di Tajana alle spese di lite (2.500,00 euro). Sarà anche corretto ritenere inammissibile il ricorso per motivi aggiunti, tuttavia, va rilevato come la domanda principale avanzata dal ricorrente (l’annullamento della precedente ordinanza emessa dal Comune) è acceduto ad una declaratoria di improcedibilità (imputata, dal TAR, all’ipotesi di “carenza di interesse”), perché il precedente provvedimento era stato comunque riformato dal Comune, in seguito al pronunciamento del CGAS, con ordinanza n. 305/2014).

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