Buongiorno, Onu – L’Isis avanza in Libia e adesso anche l’Onu inizia a preoccuparsi. Buongiorno, Nazioni Unite. Forse l’organizzazione internazionale, tra una conferenza e un banchetto, si è resa conto del pericolo reale rappresentato dagli uomini del Califfato. L’inviato speciale Onu in Libia, Bernardino León, che nei giorni scorsi era stato soggetto a critiche per gli scarsi risultati raggiunti in campo diplomatico (come si fa a dialogare con tagliatori di gole), ha ammesso che gli jihadisti dell’Isis sono in crescita e adesso c’è poco tempo per fermarli. Buongiorno anche a Bernardino León. «Non ho alcun dubbio che i gruppi terroristici come lo Stato Islamico non si fermeranno davanti a nulla, nel loro tentativo di sfruttare le divisioni politiche esistenti e il senso di sfiducia tra le parti, per consolidare la loro presenza e influenza sulla Libia. Il senso di paura riguardo la minaccia terroristica è molto palpabile. In Libia c’è la percezione di un pericolo reale ed imminente che gruppi estremistici come l’Isis pongono per la sicurezza e la stabilità del paese. La situazione generale sul terreno si sta deteriorando rapidamente. La Libia non può più permettersi che la crisi politica e il conflitto armato proseguano. Se i suoi leader non agiscono velocemente e in maniera decisa, i rischi per l’unità nazionale e l’integrità territoriale sono reali ed imminenti», ha concluso l’inviato dell’Onu.

L’avanzata dell’Isis a sud di Sirte – La dimostrazione sta nella marcia inarrestabile dell’Isis. Nonostante le difficoltà incontrate negli ultimi giorni dalle truppe del Califfato, le bandiere nere di Al Baghdadi procedono verso il sud della città di Sirte per conquistare i campi petroliferi abbandonati di Bahi e Mabruk e assediare quello di Dhahra. Già in passato abbiamo sottolineato l’importanza strategica della città che si affaccia sul Mediterraneo. Un porto strategico dal punto di vista commerciale e politico. Inoltre, come dichiarato da Bernardino León all’Ansa e a Rai News 24, «a Derna e nei pressi di Sirte l’Isis ha cambiato strategia, da gruppo terrorista con piccoli commando si è trasformato in una realtà che conduce operazioni militari. E’ un grande salto di qualità e per questo il tempo stringe». L’Onu, in particolar modo, sembra preoccupato per il traffico di armi e petrolio, ormai fuori controllo. Secondo l’organizzazione internazionale servirebbe una forza marina alleata per bloccarlo, ma su questo punto ci sono delle divisioni che sarà difficile risolvere. Da una parte ci sono Russia, Egitto, Giordania, e in parte la Francia, che appoggerebbero le richieste dell’ambasciatore Dabbashi, il quale rappresenta Tobruk e chiede di togliere l’embargo alla vendita di armi al suo governo, in particolare quelle destinate all’aviazione per poter «combattere i terroristi».

«Il Canale di Sicilia non è più un luogo sicuro per i pescatori siciliani» – Mentre dall’altro lato, come sottolineato dal quotidiano “La Stampa”, «la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sono percepiti come più vicini ai ribelli di Tripoli». Diversità di vedute che favoriscono i miliziani dell’Isis, che hanno come obiettivo immediato quello di poter controllare alcune città che si affacciano sul Mediterraneo per minacciare gli interessi occidentali e quindi anche italiani. È chiaro che quelle acque sono una fonte di sostentamento per i pescatori siciliani, i quali si affacciano sulle coste libiche con frequenza per pescare. I terroristi potrebbero considerarli come degli obiettivi sensibili. Dei potenziali prigionieri a cui far indossare la tuta arancione e mostrarli al resto del mondo nel nome della loro barbara propaganda. Per questo motivo il presidente del consorzio dei pescatori di Lampedusa e Linosa ha già chiesto che venga dichiarato lo stato di calamità e il Movimento Cinque Stelle della Sicilia ha presentato all’Ars una mozione con cui chiede un intervento per garantire un intervento in difesa dei pescatori e degli operatori turistici: «Non bisogna perdere ulteriore tempo è necessario un intervento urgente da parte delle autorità italiane. Il Canale di Sicilia non è più un luogo sicuro per i pescatori siciliani, l’Isis ha ormai varcato i confini della Libia e l’escalation di terrore è ormai alle porte. Impegniamo il governo regionale e, quindi, a cascata quello affinché venga garantita l’incolumità dei pescatori ma anche degli operatori turistici che svolgono la loro attività nel bacino del Mediterraneo. Le truppe del califfato, infatti, hanno già occupato alcune città costiere della Libia nella zona settentrionale del Paese». Chissà cosa ne pensano i “pacifisti” Grillo e Casaleggio.

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