Palermo si è evoluta… non è più una bella cassata, dolce barocco, ricco di mille sapori legati tra di loro con una sapienza conosciuta solo agli antichi … oggi Palermo è una Setteveli ed ogni velo ne rivela le molteplici identità; sette creme che non vengono in contatto tra di loro se non in maniera superficiale (una sopra l’altra) … niente a che vedere con la crema di ricotta della cassata che tutto legava ed avvolgeva.

Il primo strato è lo strato “lapardeo” (il termine lapardeo deriva da alabardiere, un soldato di ventura che viveva alle spalle della popolazione civile… oggi, in puro vernacolo ausitano, il lapardeo è un parassita, una cimice succhiasangue, uno scroccone!); è uno strato fatto di donne/bambine mirabilmente descritte da Mauro La Bua… pletora di donne boteriane coi fusó, pinzettoni e tappine (le ciabatte così chiamate sulla riva dell’Oreto per il tipico rumore prodotto da chi li indossa) o con zeppone improbabili, che quando aprono bocca ti vengono i brividi e che ti fanno venir voglia di castrarti o cambiare gusti sessuali e da ragazzi già padri, con orecchino, tatuaggio etnico, canotta e taglio di capelli che mio Zio Pino, vecchio Coiffeur che ebbe la fortuna di “acconciare” le meravigliose interpreti del “Gattopardo” , avrebbe definito “vastase”, intenti a trascinare passeggini tra le auto incolonnate al Foro Italico, con bimbi, ad altezza tubo di scappamento, con sguardi vacui e futuro da immigrati lontani dall’Italia.

Il secondo strato viaggia in Grande Punto con amplificatore, prefinale, subwoofer e tarantelle varie, il tutto rigorosamente a rate… pezze al culo ma impianto di gran lusso… che goduria frantumare i suoi e gli altrui timpani … e vuoi mettere quel vago senso di stordimento dei bassi a palla? Testa ri rafaniella … interferiscono con il ritmo cardiaco: non ti stai stordendo … stai infartando!

Il terzo strato è quello in divisa … “ma chi caspita me lo fa fare di rischiare la vita per € 1.800,00 euro al mese” (più tredicesima, quattordicesima, indennità, ecc.) … che poi quelli che la rischiano ci sono per davvero (tanto di cappello) ma in quanti sono quelli imboscati? Quelli che se non sono in servizio e  vedono uno scippo si fanno i fatti loro… i militari di carriera, la Forestale, i vigili urbani, la Polizia Municipale (di grazia, c’è qualcuno che sa la differenza?) … quelli che appena gli consegnano la divisa diventano Tackleberry (occhiale a specchio ed annacata) e dopo vent’anni di servizio hanno una panza peggio della mia … che se il malfattore scappa si devono augurare che lo tiri sotto un automobilista distratto … se non col piffero che lo pigliano!

Il quarto strato è quello del regionale, dello statale, del provinciale, del bancario … “io sono un trombato… faccio il lavoro del mio dirigente che è un inetto ma è purtatu” e “mi debbono dire grazie che la mattina timbro e non me ne vado alla villa o in spiaggia a Mondello” … quello che se ha bisogno di te fa il simpatico e ti da il suo numero di diretto ma che se non gli servi ti fa buttare sangue pure per avere il modulo per l’autocertificazione … e se ne fotte della semplificazione, di “Mi manda Raitre” o del Codacons … la vuoi la approvata la pratica? … “ha passari c’à sutta!” I professori che si sentono sminuiti dalla riforma perché “tanto insegniamo ad una accozzaglia di irrecuperabili ignoranti” … senza passione … senza orgoglio!

Il quinto strato è quello delle partite IVA:  mi sento aggredito, circondato, assediato … lo Stato mi ruba più della metà di ciò che produco… io sono arrivato … adesso me ne vado in pensione e “cu vuole a Cristu su chianci!” … allora… se lei mi paga in contanti risparmia l’IVA e la Cassa… ma se la pago in contanti Lei risparmia le tasse e dunque mi aspetto che lei mi faccia un ulteriore sconto… guardi Lei dimentica lo studio di settore … Il Porsche, la barchetta, i figli alla scuola di lingue in madre patria, il BMW ed il leasing, il lungo noleggio ed il trust!

Il sesto strato è quello della magistratura e dei professionisti dell’antimafia … quelli con 6 uomini di scorta e tre super car  ma  alla passeggiata con il cane in solitudine non ci rinuncio… perché, diciamolo pure, la scorta fa status (il Cayenne per il magistrato non va bene … è troppo di destra … ma per l’imprenditore con la scorta … solo se si pente!) … la Mafia stritola … non si abbassi la guardia … togliamo i patrimoni sporchi… ricircolarizziamo la ricchezza illecitamente accumulata … e giù parcelle milionarie con il controllore ed il controllato che non riesco più a distinguere.

Ed infine il settimo strato … quella glassa lucida e vischiosa della setteveli … la mafia … la delinquenza organizzata … la si chiami come si vuole … sono solo etichette!

Avvolge il tutto e, e qui mi contraddico, di fatto ha sostituito la ricotta della cassata… perché quando  tagli la Setteveli, il coltello che attraversa i sette strati si sporca di questa glassa lucente e collosa e, attraversando gli strati, li “insozza” tutti… il lapardeo che diventa posteggiatore/estortore, il tascio che per comprare il finale nuovo della Grande Punto spaccia merda ai ragazzini, il “tutore dell’ordine” imboscato o colluso, lo statale perbenista che abbandona il cane in autostrada o che getta la sigaretta, il pacchetto e magari l’accendino scarico dal finestrino dell’auto, l’imprenditore o il commerciante che fallisce “ricco”, il professionista dell’antimafia che lascia morire l’azienda perché dei poveracci che ci lavorano non gliene fotte niente…
Una Setteveli … Palermo è una Setteveli e a me la Setteveli non mi piace!

© Riproduzione Riservata

Commenti