Consorzio Rete Fognante - Foto Blogtaormina ©2015

Cosa succede quando l’acqua ristagna? Panta rei, tutto scorre. Dovrebbe essere così anche nell’Ente Consorzio Rete Fognante costituito nel 1977. Da quell’anno ne è passata di acqua sotto i ponti. Che faccia feto o meno poco importa, perché non è questo il punto. Si tratta del mai realizzato passaggio del servizio idrico di Taormina al Consorzio fognario. Un trasferimento che non è stato realizzato neanche dai comuni di Giardini Naxos, Castelmola e Letojanni. Taormina ha tirato la carretta e da cavallo bianco ammirato da tutti si è trasformata in qualcosa di diverso. Ci sono voluti degli anni per arrivare fino a questo punto. Richieste da parte dell’ex presidente dell’Ente Consorzio Rete Fognante, Pippo Manuli, manovre, passi avanti e passi indietro, triumvirati dal sapore più mediatico che pratico. Era il 28 settembre 2011 quando Pippo Manuli presentava ai quattro sindaci del Consorzio un oggetto che aveva come titolo il “completamento ciclo acque”.

I cambiamenti dal 1977 a oggi – Nel testo si legge che «la commissione tecnico-operativa composta da funzionari del comune di Taormina e dell’Ente Rete Fognante ha deliberato positivamente sulla possibilità del conferimento della parte mancante del servizio idrico integrato all’Ente Rete Fognante. […] Il fine è determinare un percorso valido e tempestivo consentendo, così, all’Ente di approntare le necessarie disposizioni (di legge) per continuare a gestire, per conto dei comuni, la struttura ampliata al servizio di acquedotto». E poi cosa è successo? L’ex presidente, Pippo Manuli, è stato rimosso dal suo incarico e ancora oggi la questione è rimasta in sospeso. Eppure negli anni erano stati compiuti diversi passi avanti da parte dell’Ente Consorzio Rete Fognante. Innanzitutto nel 2012 era stato varato un rinnovato regolamento normativo dell’Ente. Dopo il lontano 1977, c’era la necessità di adeguare la struttura. In 35 anni erano venute alla luce la legge Galli, la costituzione degli Ambiti Territoriali ottimali, la legge regionale n.48/91, per non parlare dell’esito referendario del 12 giugno 2011. La vittoria dei “si” aveva sancito l’abrogazione dell’articolo 23bis in materia di affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e l’abrogazione dell’articolo 154 del codice ambientale. Tutto ciò aveva comportato l’applicazione della disciplina comunitaria in materia di servizi di interesse economico generale e la possibilità di utilizzare proprie strutture per la gestione dei servizi pubblici locali. In estrema sintesi, la libertà di autorganizzazione dell’Ente «sarebbe comprensiva della facoltà di scegliere se ricorrere o meno all’autoproduzione dei servizi mediante proprie attività».

La spinta al rinnovamento del referendum del 12 giugno 2011 – Invece per quanto riguarda l’abrogazione del comma 1 dell’articolo 154, in merito alla parte che prevedeva che la tariffa garantiva un’adeguata remunerazione del capitale investito dal gestore, era stato sottolineato in tempi non sospetti che gli effetti avrebbero riguardato sia i privati che le aziende idriche pubbliche. Un’abrogazione che non ha fatto venire meno il principio europeo della full recovery cost, secondo il quale la tariffa deve tendere alla copertura dei costi. Erano stati proprio i giudici costituzionali a riconoscerla come “essenziale”. La consultazione referendaria, in sostanza, aveva chiamato in causa l’Ente sulla “modalità di affidamento dei servizi pubblici locali”. Cambiamenti significativi che hanno inciso sul nuovo Statuto e sull’Ente che ha la funzione di realizzare le reti e gli impianti per la depurazione delle acque reflue, il ruolo di gestore per conto dei comuni consorziati e provvede allo smaltimento e alla depurazione delle acque reflue dei comuni aderenti.

Tutto ruota intorno al nuovo Statuto – Queste regole hanno resistito per decenni. Un periodo che potremmo definire “turbolento”. Si, perché alla fine degli anni novanta la regione Sicilia aveva mandato un commissario, Fazio (no, l’ispettore di Montalbano non ha fatto carriera), e aveva avviato le procedure per la trasformazione del Consorzio in base alle norme di legge che prevedono, sottolinea Pippo Manuli, come «i consorzi non sono mai paritari». Ma questo processo, una volta arrivato nei consigli comunali, si era arenato. Né la regione Sicilia era intervenuta in tal senso e nel 2000 era uscita la legge sugli Enti locali. Niente di che, perché continuò a rimanere tutto come prima, così l’ex presidente del Consorzio, con l’intento di «smuovere le acque», aveva riunito l’Assemblea e modificato lo Statuto in rispetto delle norme vigenti. «I consorzi, ormai, sono di servizio e non di funzione. Tutto questo, però, oggi non viene rispettato. L’Assemblea, per esempio, è composta dai quattro sindaci. Un fatto alquanto strano», dice Pippo Manuli.

Botta e risposta tra Eugenio Raneri e Pippo Manuli – Il nuovo Statuto e il resto degli incartamenti, in seguito, è stato spedito alla regione Sicilia, ma a ottobre del 2012 viene dato il benservito a Pippo Manuli. Per quale motivo? Il diretto interessato dice che la causa sta nel fatto che «aveva iniziato a fare domande scomode». Cosa è successo? Per quale motivo questo passaggio non è stato mai portato a compimento? L’ex presidente della Rete Fognante sostiene che tutto gira intorno al nuovo Statuto: «Con l’entrata in vigore di quel testo attualizzato rispetto al 1977, i comuni erano costretti per legge a passare la gestione delle reti idriche dei comuni interni e anche la parte delle reti fognanti. Questo voleva dire che gli incassi non andavano più ai comuni, ma ai consorzi». Dall’altro lato, invece, l’ex presidente del Consiglio comunale, Eugenio Raneri, che all’epoca aveva un ruolo politico di primo piano a Taormina, ha detto che «non si possono mettere a disposizione i serbatoi e i pozzi agli altri comuni. La città, per le sue esigenze legate anche all’ambito alberghiero e quindi turistico, non può fare queste concessioni». Ma l’ex presidente della Rete Fognante ha replicato che «Letojanni e Giardini Naxos sono autosufficienti, sono Taormina e Castelmola ad avere problemi e a essere carenti». To be continued…

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