Fabio Granata
Fabio Granata - Foto blogTAORMINA ©2015

Taormina, un unicum tra storia e natura – Nell’affascinante cornice di Casa Cuseni si è svolto, nella giornata di ieri, l’incontro-dibattito sul tema “Taormina e i luoghi antichi di spettacolo. Bilanci e prospettive”. Tra gli ospiti c’era Fabio Granata, direttore del Distretto turistico del Sudest e in quest’occasione intervenuto in qualità di coordinatore nazionale “Green Italia”. Si tratta di un movimento che promuove in tutto il Paese iniziative ed eventi per dibattere sull’innovazione, mobilità sostenibile, bellezza e tutela del patrimonio artistico. Un’occasione ghiotta per parlare di Teatro antico e delle bellezze storiche e culturali che fanno di Taormina una città unica al mondo, e anche delle particolarità ambientali che attirano viaggiatori da ogni parte del pianeta. Si, perché come detto da Fabio Granata ai microfoni di BlogTaormina, questa città «è un unicum tra la parte storica e culturale e quella naturalistica». Due temi fondamentali per la terrazza che si affaccia sul mar Mediterraneo che, guarda caso, nelle ultime settimane stanno animando un acceso dibattito intorno alle vicende future di Taormina Arte e a quelle del villaggio “Le Rocce”.

Teatro antico, «basterebbe applicare le normative» – Quando si parla di Taormina Arte è chiaro che il pensiero va al Teatro antico, luogo per eccellenza dove si realizzano spettacoli di vario genere. In un momento storico complicato, come quello che sta vivendo la Sicilia nel rapporto con la cultura, emerge con forza la situazione del Teatro antico. Sulla struttura taorminese Fabio Granata ha voluto esprimere il proprio pensiero: «Taormina è terra di grandi viaggiatori e capitale del turismo siciliano. Anzi, è una delle principali capitali del turismo culturale nel mondo. La valorizzazione del Teatro antico di Taormina ha alternato periodi positivi a periodi estremamente negativi, anche perché non si sono applicate le leggi. Basterebbe applicare le normative sui Parchi archeologici, o la Carta di Siracusa sul restauro dei luoghi antichi di spettacolo per far sì che questi luoghi possano preservare la loro indispensabile integrità, ma allo stesso tempo costituire un’attrazione non soltanto per i viaggiatori, ma anche per coloro i quali vorranno godere di questi spazi. La riflessione non è circoscritta al Teatro antico di Taormina. C’è anche il Teatro antico di Siracusa, dove è molto conosciuta nel mondo una tradizione di rappresentazioni classiche. Poi c’è lo spazio legato a Segesta e Selinunte e altri teatri anche minori, più piccoli. Ciò che conta in questo straordinario panorama è applicare un criterio per la valorizzazione».

«Mettere da parte la rivoluzione farlocca» – A quanto pare le leggi esistono ma non sono applicate nel migliore dei modi, secondo Fabio Granata. L’ex parlamentare, inoltre, ha lanciato una stoccata al governo regionale di Rosario Crocetta e ha detto che per cambiare il corso delle cose bisognerebbe «mettere da parte la rivoluzione farlocca e farne una vera. È un auspicio. La regione Sicilia può vivere di turismo e turismo culturale, oltre che di pesca, agricoltura, di un’industria compatibile con la salute dei cittadini». Poi è arrivata la frecciata al partito trasversale delle trivelle: «La Sicilia non ha bisogno di nuove trivellazioni, di nuove costruzioni, deve preservare il paesaggio che rappresenta un tassello importantissimo del patrimonio complessivo e soprattutto salvaguardare l’anima dei luoghi. Taormina e Casa Cuseni sono la dimostrazione che si dovrebbe valorizzare un turismo non di massa, ma costituito da viaggiatori in cerca della qualità. Per realizzare ciò si dovrebbe lavorare sul sistema».

Dalle “Rocce” al porto turistico – Già, le bellezze naturali. A questo punto una riflessione sul villaggio “Le Rocce” e sull’ennesimo «bando di gara per project financing indetto dalla Provincia regionale di Messina volto all’acquisizione e individuazione di soggetti privati relativi alla conservazione e alla rinaturalizzazione dell’area “Le Rocce” e dell’annessa struttura ricettiva alberghiera tramite lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria sita in località Mazzarò», non poteva non essere fatta. Il rischio è perdere uno degli ultimi presidi naturalistici della zona. Un colpo mortale per Taormina che fa della bellezza il suo tratto distintivo. E se la bellezza, da queste parti, ha ancora un senso, il villaggio “Le Rocce” non può essere violentato. L’ex esponente di Alleanza Nazionale, a tal proposito, ha ribadito che «non bisogna mummificare». Inoltre si dovrebbe andare al di là del solito paradigma che crescita economica fa rima con cemento. «In questo caso non va dimenticato che le soluzioni economiche sono anche quelle che preservano i paesaggi. Chi va in un luogo oggi, ci va perché preserva le sue quote di bellezza. Bisogna dismettere progetti faraonici e invasivi e tornare a una filosofia che parli di consumo zero del suolo e di rivisitazione di spazi, ma sempre in modo compatibile con la sensibilità e la delicatezza dei siti. Nel caso delle Rocce è assolutamente indispensabile rispettare simili prerogative». Infine Fabio Granata ha ricordato un’esperienza passata, quando bloccò un progetto di porto turistico nella baia di Taormina: «Qualche anno fa fui attaccato perché bloccai un progetto di porto turistico che andava a incidere nello spazio decantato da Goethe come il luogo dove tutto ha avuto inizio. Non si capisce per quale motivo non si dovrebbe lavorare in senso comprensoriale. Giardini Naxos ha un porto, lo sviluppi in modo da farne usufruire tutta l’area circostante»

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