Accorinti a Palermo per la questione trasporti – Di nuovo sulle prime pagine dei giornali. Il sindaco di Messina, Renato Accorinti, è stato protagonista di un episodio spiacevole che lo ha visto coinvolto nella giornata di ieri a Palermo. Era stato convocato all’Ars dalla Commissione che sta discutendo sullo spinoso problema dei trasporti in Sicilia e in particolar modo nello Stretto. Una questione che nelle ultime settimane ha provocato aspre polemiche da parte dei siciliani e soprattutto dei messinesi, che con a capo il loro sindaco hanno criticato le decisioni di Trenitalia. Sembrava tutto rientrato. C’era la convinzione di un passo indietro dell’azienda di trasporti più importante in Italia, invece il problema resiste e potrebbe riproporsi nei prossimi mesi in tutta la sua drammaticità. In un contesto del genere era doveroso convocare Renato Accorinti, il quale rappresenta la terza città della Sicilia per numero di abitanti, ovvero 250 mila persone circa. Però il primo cittadino alternativo, con barba e solita abbigliamento da “No Global” degli anni novanta, è stato lasciato alla porta.

«Un regolamento arcaico che offende la libertà di espressione di ognuno di noi» – «Senza cravatta non può entrare», hanno fatto sapere dal Palazzo della regione. Una presa di posizione che ha fatto rapidamente il giro del Paese provocando le reazioni più disparate. Il primo a criticare questa scelta è stato lo stesso Accorinti: «Non mi fanno entrare perché sono senza cravatta. Siamo ancora nel Medioevo. La dignità della persona va rispettata. La dignità e il rispetto per le istituzioni è indossare una cravatta? E’ un regolamento arcaico che offende la libertà di espressione di ognuno di noi. Se venisse Tsipras non lo fanno entrare?». E ha aggiunto con un evidente nervosismo: «Io ho rispetto per chi indossa la cravatta, ma anche per chi porta il turbante o la Kefia. Ho rispetto per chi chiunque voglia vestirsi per come reputa più opportuno. Ho rispetto per tutte le religioni e tutte le culture. Qua invece, ancora oggi non entro perché non ho la cravatta. Qui rappresento un popolo di 250 mila persone, Messina, la terza città siciliana, per parlare di una problematica come quella dei trasporti con un sistema ferroviario fa i peggiori d’Europa, e non mi fanno entrare? E’ una cosa folle e chiedo formalmente di eliminare un regolamento così arcaico. Qui c’è gente, in questo palazzo che in giacca e cravatta ha stuprato la Sicilia».

Quando i messinesi si guarderanno indietro – Il sindaco di Messina torna ad alzare la voce. Dopo le ultime due celebrazioni locali della festa del 4 novembre, il giorno dell’Unità nazionale e delle forze armate, in cui il primo cittadino si era presentato con tanto di bandiera della pace provocando le reazioni dei messinesi, ecco che Accorinti torna a far parlare di se per un altro aspetto estetico (e non per risolvere uno dei tanti problemi di Messina). Con lui si sono schierati tutti quelli che si identificano in un “nuovo” modo di fare politica. Questi “pasdaran feisbucchiani” condividono foto con citazioni del compianto presidente Sandro Pertini, ma dimenticano che l’ex presidente socialista era sempre in giacca e cravatta per l’alto senso dello Stato e il rispetto delle istituzioni maturato dalla lotta al regime che aveva privato l’Italia della libertà. Non è togliendosi una giacca e una cravatta che si dimostra trasparenza e competenza. Questi sono gesti da campagna elettorale, per i supporters, ma dopo? Al di là di queste apparenze tra magliette “Free Tibet” (principio condivisibile), l’utilizzo non costante di scarpe e l’allergia a un abito da sindaco, per quali motivi la città dovrebbe ricordare Accorinti? Nei prossimi anni, quando i messinesi si guarderanno indietro, cosa ricorderanno dell’amministrazione Accorinti? Magliette e bandiere della pace, oppure aver rilanciato una città in seria difficoltà? Al momento la prima opzione sembra la più credibile.

© Riproduzione Riservata

Commenti