Tra teste di chiummu e soliti garbugli – Il dibattito politico di Taormina, ormai da qualche settimana, si è animato intorno a due temi: il destino di Taormina Arte, che dovrebbe evolversi in Fondazione, e la questione sul «Bando di gara per project financing indetto dalla Provincia regionale di Messina volto all’acquisizione e individuazione di soggetti privati relativi alla conservazione e alla rinaturalizzazione dell’area “Le Rocce” e dell’annessa struttura ricettiva alberghiera tramite lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria sita in località Mazzarò». Per quanto riguarda Taormina Arte è ormai chiaro che si tratta di una struttura che potrebbe contribuire al rilancio turistico e quindi economico della città. Su questo aspetto non ci sono dubbi. Le perplessità e i tentennamenti, invece, emergono nel momento in cui si discute sul futuro assetto di Taormina Arte. Bel garbuglio! Il recente passato e la situazione attuale in cui annaspa il comitato, avrebbero dovuto ammorbidire le teste di chiummu locali, ma in realtà nulla è cambiato. Si è cercato di mettere toppe, di temporeggiare e rimandare le solite questioni.

I cabbasisi continuano a girare sempre più forte – Adesso, però, è arrivato il momento delle decisioni perché la misura è colma e i cabbasisi, per rimanere nella terminologia siciliana, girano come delle pale eoliche che si trovano in una zona ventosa. La questione, però, è stata rimandata, perché nel Consiglio comunale di martedì sera non si è discusso su Taormina Arte. A causa di un problema personale il sindaco, Eligio Giardina, non è potuto intervenire in Aula e considerando che il primo cittadino della terrazza che si affaccia sul mar Mediterraneo è il presidente del Comitato Taormina Arte, la vicenda è stata rimandata a data da destinarsi. In attesa di buone nuove l’ex assessore al Turismo ed ex consigliere comunale, Pippo Manuli, dopo il recente botta e risposta con il presidente Antonio D’Aveni nella rubrica “Lettere al Direttore” su BlogTaormina, ha proseguito nelle sue riflessioni su Taormina Arte. Pippo Manuli è stato presidente della Commissione edilizia dal 1974 al 1979, due volte consigliere comunale, assessore al Turismo, segretario provinciale del Partito Repubblicano, membro del Comitato gestione Asl, presidente della Funivia e presidente del Consorzio Rete Fognante.

Manuli: «Il punto debole di Taormina Arte è il cinema» – Si tratta di un uomo che conosce i meccanismi della Perla dello Jonio e anche su Taormina Arte ha voluto esporre il proprio pensiero. «E’ stato appurato che esiste uno Statuto, ma non si capisce per quale motivo rimane segregato. Sarebbe opportuno, in situazioni come queste e considerando la valenza che si vuole dare a questa “nuova” iniziativa, parlarne apertamente con la città. Questo vuol dire coinvolgere gli operatori economici, turistici e anche la società civile. Taormina Arte dovrebbe essere un pilastro portante del futuro turistico della città. Sarebbe bene che la posizione espressa da Ninni Panzera fosse la linea guida del dibattito in Consiglio comunale e bene ha fatto nel ricordare Sinopoli e quel periodo che ha lasciato un segno tangibile sulla città. Da lì bisogna ripartire, con quello spirito pionieristico, di avventura e pieno di suggestioni. In tutto ciò bisogna riconoscere che il punto debole è il cinema». Già, un tratto distintivo di Taormina che in passato ha portato grandi artisti e registi in città. Un vanto per Taormina che diventava per qualche giorno il palcoscenico internazionale del cinema di qualità.

Un Festival come quello di Avignone ed Edimburgo – Oggi, per una serie di motivi, non è più così. Quindi l’ex assessore Pippo Manuli propone una vera e propria deviazione, un cambio di direzione che probabilmente aprirà un dibattito cittadino. «È soltanto una spesa, non ha niente di produttivo. Ormai il nostro Festival è qualcosa di terza categoria. Nel mondo ci sono Festival molto più importanti di quello di Taormina. La lista è lunga: da Toronto a Berlino passando per Nizza e non volendo elencare quelli più conosciuti in campo internazionale. Sono potenze economiche contro le quali noi non potremo mai paragonarci. Considerando un contesto del genere, la cosa più intelligente sarebbe quella di puntare sulle arti visive, ovvero musica e teatro. Non c’è bisogno di inventare nulla di nuovo. Basterebbe mutuare quello che già esiste, come il Festival di Avignone e di Edimburgo. In queste manifestazioni non si parla di cinema. C’è il teatro, la musica ma non il cinema. Capisco che per fare tutto ciò servirebbero dei soldi, ma con queste idee e con questi propositi si può avviare qualcosa d’importante e crescere!».

Ridimensionamento o nuova prospettiva? – Si tratta di un ridimensionamento o di nuove prospettive per il panorama cinematografico taorminese? «La nuova struttura – prosegue Manuli – non dovrebbe dimenticare quali sono stati i principi fondanti di Taormina Arte. Per fare questo servirebbe una “tranquillità” economica che la città di Taormina potrebbe garantire con una parte cospicua della tassa di soggiorno e una tassa dei parcheggi, la quale potrebbe essere utilizzata per queste finalità. Non capisco per quale motivo non si parla mai di simili tematiche. Bisogna ammettere che Taormina Arte non è stata un fallimento totale. Ci sono stati periodi in cui sono stati raggiunti grandi obiettivi. Il Teatro greco non può essere ridotto a una continua commercializzazione. Si rischia di degradare il posto e la sua unicità. La città, nonostante le difficoltà, ha la possibilità di essere rilanciata. Per farlo, però, bisogna abbandonare la metodologia del passato».

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