Un uomo bipartisan – L’arresto da parte dei carabinieri di Roberto Helg ha scosso l’opinione pubblica siciliana e italiana. Il presidente della Camera di Commercio di Palermo dal 2006, è stato anche presidente della Confcommercio Sicilia dal 2006 al 2008, dopo essere stato per nove anni il vice di Sergio Billè. Fino a oggi guidava la Confcommercio Palermo. Roberto Helg è un uomo di 78 anni, commerciante nel settore degli articoli da regalo. È un personaggio per tutte le stagioni. Camaleontico con la politica italiana. Durante l’exploit di Forza Italia non era distante dalla giunta palermitana di Cammarata e oggi non è poi così lontano da una parte del Partito Democratico che guida la regione. Con un curriculum del genere, anche se aveva fatto fallire la sua attività imprenditoriale nel 2012, è chiaro che il Cavaliere del lavoro dal 1976 e di recente insignito del titolo di Commendatore è sempre stato molto influente nell’apparato amministrativo siciliano. Il presidente della Camera di Commercio di Palermo è sempre stato un esponente di primo piano della legalità regionale e guai se mancava a qualche convegno sull’antimafia.

Il paladino della legalità – Roberto Helg, in tempi non sospetti, è stato uno di quelli che ha contrastato il racket e si era schierato contro l’odioso ricatto del pizzo. Basti pensare che nel gennaio del 2014, la giunta camerale che era guidata da lui, aveva adottato il piano triennale di prevenzione della corruzione. L’obiettivo era sin troppo evidente: «Promuovere la cultura della legalità come condizione necessaria per la crescita economica, in particolare, nel campo della lotta al racket delle estorsioni e dell’usura». Un altro bel problema, a quanto pare, si aggiunge alla lunga lista di guai che dovrà affrontare il presidente Rosario Crocetta. La sua giunta, infatti, si è contraddistinta nell’ultimo periodo per aver affidato in maniera diretta un appalto da due milioni di euro per l’Expo a un’associazione, Unioncamere Sicilia, i cui vertici sono stati investiti da inchieste giudiziarie: il presidente Antonello Montante è indagato per mafia e un autorevole membro della giunta, Roberto Helg, è finito in carcere per tangenti.

Troppo facile citare Sciascia – Leonardo Sciascia ci aveva visto lungo. È vero, adesso siamo tutti bravi a tirare in ballo lo scrittore di Racalmuto. In queste ore, sui social network, spopolano le sue frasi sull’antimafia e i professionisti dell’antimafia. Troppo facile ergere a oracolo l’autore di “A ciascuno il suo”. Molti politici, e anche amministratori nel settore pubblico, si sono creati delle carriere brillanti sull’antimafia. Mentre qualcuno moriva loro gioivano, perché da quel sacrificio ne avrebbe giovato qualcuno. Essere contro la mafia, invece di assumere una valenza concreta sul territorio, è diventata una medaglia da esporre mentre si parla in qualche scuola, si è invitati in trasmissioni televisive o si deve rimpolpare il proprio curriculum in vista di qualche promozione. L’antimafia ha perso il suo significato originario, anche per colpa di chi ha strumentalizzato i nomi dei propri parenti assassinati per andare avanti in politica. Non giriamo intorno a questa furbata. Simili personaggi hanno avuto grandi vantaggi solo per essere i figli, le sorelle, i fratelli, le mogli e i mariti di qualche poverazzo freddato dalla criminalità organizzata. Poi ci sono quelli che sulla loro condizione di potenziali vittime della mafia, con tanto di scorta, ci hanno fatto, con successo, le campagne elettorali. No, per rispetto di Leonardo Sciascia è meglio non citare nessuna massima. Soprattutto se quelle parole provengono da chi ha sempre fatto l’esatto contrario di ciò che aveva dichiarato lo scrittore.

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