La schiavitù è sotto il nostro naso e neanche ce ne accorgiamo. La denuncia arriva da un video girato dalla Cgil e dalla Flai di Catania, che hanno ripreso le immagini di bambini tra i 10 e i 14 anni che lavorano nei campi siciliani come raccoglitori. La notizia è stata data dal quotidiano “Il Manifesto” e il nome del documentario, che verrà presentato il 12 marzo a Catania, si chiama “Terra nera”. Gli autori del video hanno spiegato che «nelle piazzole di raccolta e poi sui furgoni sono presenti ragazzini dai 10 fino ai 14 anni, e anche più grandi, che abbiamo ripreso con le nostre telecamere». Il documentario è stato realizzato nelle campagne del catanese, dove vengono portati anche bambini più piccoli, ovvero neonati. I sindacalisti hanno raccontato che i braccianti li portano con loro per non lasciarli a casa da soli, ma in questo modo li sottraggono all’obbligo scolastico. In genere quelli molto piccoli vengono adagiati dentro le “gabbiette”, le cassettine bucate per la frutta, e lì restano tutta la giornata mentre i genitori eseguono la raccolta».

Massimo Malerba, della Cgil di Catania, ha evidenziato che oltre allo sfruttamento minorile si deve aggiungere anche lo scandalo delle paghe: «Fanno 12 ore al giorno per paghe che vanno dai 20 ai 30 euro totali, da cui si deve sottrarre la percentuale da destinare ai caporali. In genere si va dai 5 ai 15 euro». Già, i caporali. La maggior parte di questi individui sono rumeni che terrorizzano sia i loro connazionali che altri “schiavi” di varie etnie. È chiaro che un fenomeno del genere incrementa i dati sul lavoro nero in Sicilia. Numeri che vengono messi in evidenza dal segretario della Flai Mannino: «Sulle 11 mila aziende agricole della regione l’Inps ne ha ispezionate 270 nel 2014, e ha scoperto 570 lavoratori completamente in nero. Il rapporto è di un bracciante sommerso ogni 3. Basti pensare che nel registro anagrafico di Paternò sono iscritti soltanto sette cittadini marocchini, mentre noi realizzando il video ne abbiamo trovati 43 accampati dentro la Falconieri, una scuola abbandonata e diroccata: vivono lì senza acqua né luce».

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