Può cambiare tutto in una stagione? – Nel continuo e incessante esodo dal sud al nord capita a tutti, più o meno, di avere qualche parente, amico o conoscente che si trasferisce al settentrione per motivi di studio, di lavoro o sentimentali. A prescindere dall’epoca in cui viviamo, crisi economiche o balzi in avanti del Pil, questo movimento non cessa mai la sua attività. Anzi, negli ultimi anni è tornato a crescere. Così ogni tanto squilla il telefono e sentiamo, dopo qualche mese, il parente o amico che inizia a parlare con un accento diverso da quello che eravamo abituati a sentire. Dall’inverno alla primavera cambia tutto. O meglio, ci si sforza di far cambiare tutto. Si, perché quella cadenza forzata dell’Italia settentrionale non può sostituire, dopo un tempo così breve, un modo di parlare che ti ha accompagnato per oltre 25 anni. E non c’entra nulla la solita scusa “dell’io ho parlato sempre italiano”. Anche Andrea Camilleri e Franco Battiato parlano in maniera perfetta la lingua nazionale, ma non per questo perdono o hanno messo da parte la cadenza sicula.

Mi scialo a sentirli parlare – Alzi la mano chi non si innervosisce quando li ascolta. Quasi volessero mettere in risalto che hanno iniziato una vita diversa, lontana dal sud con i suoi difetti. Giusto, per carità, tanti auguri e mandateci una cartolina. Però cosa c’entra la lingua e la cadenza? Il dialetto, se utilizzato in maniera appropriata e con una buona dose di intelligenza e ironia, è un aspetto intrigante e unico. Nella società globale dove tutti tendono a uniformarsi, è una qualità possedere una parlata siciliana. Invece c’è chi se ne vergogna. Forse perché non conosce in maniera approfondita la storia e la tradizione della terra in cui è nato. Colpa dei retaggi culturali, dei pregiudizi che la fanno da padrone. Può succedere di imbattersi in una vecchia compagna di classe, che al liceo a stento parlava un italiano corretto, che adesso tra un aperitivo e l’altro sfoggia, soprattutto quando parla con gli amici e i parenti della lontana Sicilia, un dialetto milanese, emiliano o veneto. Che esagerazione! Va bene, lo ammetto. Mi scialo a sentirli parlare.

Carmen Consoli e la fortuna di essere siciliana – È un divertimento al quale non so rinunciare. Ci pigliai gusto ad ascoltarli mentre si sforzano a sottolineare la loro nuova cadenza. Per fortuna non tutti sono così. La cantantessa va orgogliosa della sua Catania e della propria sicilianità. Carmen Consoli non si vergogna della sua terra natia, dove tra l’altro vive. La frequenta e spesso e volentieri le ispira nuovi pezzi. Alcune canzoni sono anche in dialetto siciliano. Nelle ultime settimane è comparsa diverse volte alla trasmissione condotta da Fabio Fazio su RaiTre, “Che tempo che fa”. Una ragazza normale e famosa e nonostante ciò non nasconde il suo accento. Anzi, ne va orgogliosa. Carmen Consoli rappresenta nel migliore dei modi la Sicilia. Una donna di successo, talento e con la schiena dritta. Serve un accento con il “ne” per raggiungere questi obiettivi? No, l’autrice de “L’abitudine di tornare” ne è una dimostrazione. Tra una canzone e l’altra, la bella Carmen ha alcune passioni come l’antiquariato. E poi, come svelato alla rivista “Rolling Stone”, ha le sue “femminazze”. Bambole di marzapane create con cura e santa pacienza. Già, Carmen Consoli va orgogliosa della sua sicilianità.

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