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La Sicilia è sempre sinonimo di bellezza – I lettori delle riviste del gruppo “Condè Nast”, una nota casa editrice, hanno stilato una classifica delle isole più belle del mondo. È stato presentato un questionario nel quale sono stati valutati diversi criteri: scenario, spiagge, convenienza, cibo, ricettività e popolazione locale. Dietro alle Maldive e alle Isole greche si è piazzata la Sicilia. Nonostante gli evidenti problemi strutturali, l’isola del Mediterraneo conferma di essere una calamità per viaggiatori e turisti provenienti da ogni parte del mondo. L’assessore regionale al Turismo, Cleo Li Calzi, sulla sua pagina Facebook ha messo in risalto questa classifica e ha posto un interrogativo: «Siamo la terza Isola più bella del mondo …cosa aspettiamo a farla diventare l’Isola più accogliente ad alto tasso di ricettività? Solo con il concorso di ognuno di noi e con una programmazione di sistema che superi le incoerenze del passato prime fra tutte la frammentarietà degli interventi, la non integrazione delle azioni e la polverizzazione a pioggia senza un criterio di valorizzazione degli asset a maggiore competitività, si può». E aggiunge: «Stiamo lavorando a questo anche intervenendo a riscrivere i documenti 2014/2020 attualmente in negoziato presso gli uffici della Commissione Europea».

Quella riflessiva e inquietante descrizione di Tornatore – Al di là delle dichiarazioni dell’esponente della giunta guidata da Rosario Crocetta, la Sicilia si conferma la terra in cui la “bellezza” è il primo fattore economico. Il volano per rilanciare il difettoso sistema regionale. Una bellezza che fine a se stessa rischia di perdere, con il trascorrere del tempo, la sua funzione. Già, se la bellezza non viene curata diventa un semplice cimelio. Roba da museo impolverato del vintage, dove si trovano una miriade di oggetti belli che rischiano di perdere il loro significato se non vengono utilizzati in maniera adeguata dalla contemporaneità. La bellezza, del resto, non è eterna. Un pensiero quasi inquietante, che provoca delle insicurezze. Nella prefazione del libro curato da Ninni Panzera, “Il cinema sopra Taormina”, Giuseppe Tornatore, parlando di una pellicola impossibile che dovrebbe ripercorrere la vita della terrazza che si affaccia sul Mediterraneo, ha fornito un immagine affascinante e riflessiva sulla bellezza e il suo mutare nel tempo: «Il Teatro greco che si sgretola sotto l’infinita carezza ventosa di un’invisibile carta vetrata che ne leviga le geometrie».

Heidegger e l’arte come filo conduttore nell’enigma della tecnica – Per gli amanti della storia, dell’arte e della propria terra, queste parole sono un colpo al cuore. Provocano ansia. Dunque, che fare? Come conservare e rilanciare la bellezza della Sicilia? I propositi dell’assessore Cleo Li Calzi sono condivisibili. Oltre una “programmazione di sistema” che metta da parte il solito carrozzone di incompetenze che ha soffocato questo settore, serve ricordare che la bellezza, nel senso artistico del termine, deve camminare di pari passo con la contemporaneità e dunque con la tecnica. Se nell’epoca moderna è avvenuta una dissociazione dei due termini, in età greca la technè copriva entrambi i concetti. Dopo tutti i cambiamenti epocali e i continui progressi della tecnologia, che si è trasformata in iper-tecnologia, l’arte ha perso la sua funzione originaria in questo contesto? Stando alle speculazioni di Martin Heidegger no. Dal punto di vista del filosofo tedesco «l’arte potrà continuare a sussistere se e solo se saprà prendere in carico il compito di far apparire qualcosa di decisivo riguardo all’essenza della tecnica nel momento del suo massimo dispiegamento». In “La questione tecnica” Heidegger si spinge oltre e considera l’arte come possibile filo conduttore nell’enigma della tecnica moderna.

Ciò che manca alla Sicilia – Tenendo presenti simili speculazioni filosofiche e provando a vivacizzarle nella quotidianità siciliana, si potrebbe affermare che l’arte, ovvero la bellezza, non è poi così lontana dalla tecnologia. Soltanto una loro stretta collaborazione potrà rilanciare questa isola. Tramite la tecnica, in effetti, può avvenire una rigenerazione della creatività dell’uomo. È questo quello che manca alla Sicilia. Saper coniugare le innovazione di un mondo sempre più veloce e in continua evoluzione con l’apparente staticità della sua bellezza. Per realizzare tutto ciò, però, servono delle riforme, dei decreti che facciano della Sicilia una terra iper-tecnologia. Un’alfabetizzazione digitale dovrebbe accompagnarsi a programmi ben precisi che non puntino a sfruttare il territorio, ma a rigenerarlo nel rispetto del concetto di bellezza. Solo in questo modo, forse, la tecnica non sarà nemica della bellezza e a quel punto la Sicilia potrà scalare qualsiasi classifica mondiale.

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