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La regione allergica alla spending review – Nella manciugghia regionale una smorfia di schifìo potrebbe passare inosservata. Però, per scrupolo di coscienza, è meglio farla. Nel contesto della politica siciliana che non vuole ridimensionare i propri privilegi, ma continua a tagliare cabbasisi ai suoi cittadini, ecco che un altro caso di degenerazione della “cosa pubblica” finisce sotto la lente di ingrandimento. La notizia è stata data dal quotidiano “Il Giornale”. Se il governatore Rosario Crocetta si è opposto al taglio proposto dall’assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei, di 1.231 consiglieri comunali, 674 poltrone da assessore e un ridimensionamento dei gettoni di presenza degli amministratori locali, nelle piccole realtà isolane ci si continua a comportare come se la Sicilia fosse fuori dal mondo e dal resto dell’Italia. Nel piccolo comune in provincia di Siracusa il Consiglio comunale ha pensato di aumentarsi il gettone di presenza. Una nticchia? No, per carità. O le cose si fanno bene, oppure è meglio lasciare stare. Quindi il gettone di presenza è stato moltiplicato del 417 per cento, per un costo complessivo di 650 mila euro. Nella terra di Archimede i conti si fanno alla “grande”.

Che teste di chiummu! – Se la spending review è la parola d’ordine di molti governi e amministrazioni, lo stesso non si può dire per la Trinacria. Che teste di chiummu i politici siciliani. Certo, non tutti. Ma i soliti noti e i cattivi discepoli continuano a essere celebri per le loro “avventure”. Da queste parti si dice che «cu nasci tunnu non può muriri quatratu». Già, quale descrizione migliore per chi insiste nello sperperare denaro pubblico? Hanno svacantato da molti anni le casse regionali, ma ancora non sono contenti. Più che terra di origini elleniche, la Sicilia sembra una terra di origini rumene. Quanti sanguisuga come il transilvanico Conte Dracula! Proprio qualche giorno fa, un altro caso era balzato sulle cronache nazionali. L’ex presidente della provincia di Agrigento, è venuto a conoscenza che un Pubblico ministero ha chiesto per lui sei anni di carcere e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. E perché mai un simile torto? Si sarà chiesto il politico siciliano. A quanto pare, come se ci trovassimo in un film comico, D’Orsi è stato accusato di aver rubato una trentina di palme comprate con soldi pubblici e fatte trapiantare nel giardino della propria villa addirittura sotto la supervisione del responsabile dell’Orto botanico pubblico.

«Assetati di Stato» – Non finisce qua, perché il politico di Agrigento è accusato anche di concussione, peculato, truffa e abuso d’ufficio. Un’idea bizzarra dello Stato e dell’amministrazione pubblica. Un problema che la Sicilia si trascina da secoli, come ha fatto notare Andrea Camilleri nel suo libro “La bolla di componenda”. La componenda è un accordo, un compromesso, un’intesa che deve sanare un contenzioso tra le parti. Qualcosa di occulto, torbido, segreto. Per intenderci è l’esatto contrario di uno Stato di diritto. «E invece, in Sicilia almeno, non si è dato nella storia potere che non si ritenesse parte di una componenda, di fronte ad altri poteri, a danno di chi, per modestia, per debolezza, per isolamento, non riusciva a garantirsi con nessun potere». Lo Stato, quando è arrivato da queste parti, invece di cambiare un simile modo di fare, si è adattato. Andrea Camilleri ricorda che i siciliani, per la lunga mancanza, sono «assetati di Stato». Già, ma quando si esaurirà questa sete? Il deserto, purtroppo, non è poi così lontano e il deficit della Sicilia oscilla tra gli 8 e i 10 miliardi di euro.

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