La Nave San Giorgio - Foto di archivio

Minacce economiche – Evitare che la Libia e la zona nordafricana diventino la polveriera della zona geografica che si affaccia sul Mediterraneo. È questo l’imperativo categorico per l’Europa. Evitare di aprire un altro fronte dopo quello ucraino a causa delle ingerenze della Russia di Vladimir Putin. L’Isis è giunta sulle coste libiche e minaccia di trasformare il Mediterraneo in una zona di guerra. Un bel problema per il commercio e il turismo italiano e greco. Nel momento in cui si parla di ripresa economica e si intravedono i primi segnali di inversione di rotta, trasformare il Mediterraneo da zona di confronto e scambio a mare bellicoso sarebbe un disastro. L’allarme, infatti, non è dovuto alle minacce espansionistiche dei fondamentalisti islamici. Se dovessero spingersi oltre ogni previsione, si troverebbero di fronte forze militari molto più esperte e attrezzate di loro. Il tema è economico. È chiaro che una vicenda del genere spingerà le crociere a cambiare le rotte e i pescherecci a non lavorare nelle acque che si affacciano sulla Libia. E poi c’è il gasdotto che dal Paese del Nord Africa arriva in Sicilia.

I militari del reggimento San Marco sulla nave San Giorgio – La strategia, al momento, è quella di temporeggiare. Provare a capire se l’Isis arretrerà dopo gli scontri con le altre fazioni in Libia. In caso contrario la Marina Militare italiana non potrà farsi trovare impreparata. Sirte e Tripoli sono due luoghi strategici del Mediterraneo e impossessarsene, come detto diverse volte, vorrebbe dire creare seri problemi alla stabilità della zona. Non è un caso che gli incursori della Marina italiana sono salpati da La Spezia e Taranto diretti al confine con le acque territoriali libiche. Da un punto di vista formale si tratta di semplici addestramenti, ma in realtà i militari sarebbero pronti a intervenire nel momento in cui verrebbero messi in discussione gli interessi dell’Italia in Libia. I militari del reggimento San Marco, come ha raccontato il quotidiano “La Stampa”, sono arrivati a La Spezia di notte, in gran segreto e sono saliti sulla nave San Giorgio arrivata da Brindisi. Nei prossimi giorni monitoreranno la situazione e pianificheranno un eventuale attracco sulle coste libiche per difendere il gasdotto Greenstream, che da Wafa in Libia arriva a Gela, in Sicilia.

La Marina Militare mostrerà i “muscoli” – È questo l’obiettivo economico, finanziario e strategico dei fondamentalisti del Califfato. Nel caos libico il gasdotto dell’Eni, una struttura lunga 520 km e protetta dai 20 mila uomini della guardia fedele al governo legittimo di Tobruk, fa gola agli jihadisti che impossessandosene proverebbero a sabotare il nemico occidentale. Da Roma e da Palazzo Chigi non arrivano conferme. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha ribadito in questi giorni di volersi attenere alle decisioni dell’Onu. Ma è chiaro che non c’è massima fiducia nell’istituzione internazionale. Anche dalla Gran Bretagna trapelano malumori sulle prese di posizione dell’Onu. Così la nave San Giorgio è già partita. Una prima tappa la farà presso la base di Augusta e dal 2 marzo la Marina Militare tornerà a effettuare l’esercitazione «Mare Aperto» nelle acque del Tirreno e dello Jonio. Verranno dispiegate quasi tutte le forze, per mostrare al nemico i muscoli e far capire che questa non è terra di nessuno.

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