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La previsione (che si è avverata) di Sciascia – «Forse tutta l’Italia sta diventando la Sicilia», diceva Leonardo Sciascia dimostrando grandi doti di saper interpretare i tempi in continua evoluzione. Il sistema della criminalità organizzata ha da tempo superato lo Stretto, anzi è arrivato a Milano passando per la Toscana e l’Emilia Romagna. Anche se qualche anno fa il ministro dell’Intero, Roberto Maroni, si offendeva di fronte alle dichiarazioni di Roberto Saviano sulla camorra in Lombardia e pretendeva e otteneva una replica a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, con il trascorrere dei mesi si è capito che quella comparsata l’ex ministro leghista poteva evitarsela. Scandali, tangenti, mazzette e favori sono la routine anche nell’estremo nord. Con buona pace dell’ideologia leghista che, guarda caso, nell’ultimo periodo ha sposato la causa nazionalista e abbandonato l’odio verso il meridione sintetizzato da slogan come “Roma ladrona”. Lo Sciascia descritto da Enzo Biagi sulle colonne del “Corriere della Sera” era «intelligente» e «come sapeva leggere la cronaca e anche prevederla». Già, “professionisti dell’antimafia” docet.

«La Sicilia è un’isola abitata da italiani esagerati» – La grande dote di Sciascia, che lo portò a essere amato e odiato, era proprio questa. Saper capire prima di altri alcuni cambiamenti sociali. Aveva un’intuizione fuori dal normale. Non solo in campo politico, ma anche cinematografico. Dopo l’uscita del capolavoro di Giuseppe Tornatore, “Nuovo Cinema Paradiso”, consigliò in maniera fraterna al regista: «Peppuccio, fai sempre film sulla Sicilia e non sbaglierai mai». Una terra che regala sempre qualcosa di particolare e mai banale. Impossibile che annoi il lettore, il pubblico, il viaggiatore e il turista. Come diceva Enzo Biagi è «una regione con due facce da decifrare». È l’isola delle due estremità: da un lato figure «esagerate» (così le amava definire Biagi) come Franco Battiato e Andrea Camilleri, e dall’altro lato personaggi altrettanto «esagerati» ma nel senso negativo del termine. Il riferimento è ai mafiosi e ai molti politici corrotti. «La Sicilia è un’isola abitata da italiani esagerati. Ci sono sempre due facce da decifrare, due possibilità», scriveva Enzo Biagi. L’ex conduttore del “Fatto” rimproverava a questa terra di non saper coltivare la regola filosofica del “giusto mezzo”. E pensava alla Sicilia come a una terra antica e priva di saggezza.

Considerazioni sempre attuali – Il giornalista della provincia di Bologna era stato molto duro nei confronti della Sicilia: «Siamo seri, ma che cosa hanno da conservare? Hanno pochissimo reddito e moltissimi consumi. Manca tutto: strutture, servizi, industrie ma non soldi. Spesso si guadagna più a non lavorare». Una fotografia della regione del Mediterraneo che farà sobbalzare dalle sedia molti siculi. Provocherà, come in passato, delle proteste (certo non come quelle che dovette subire Indro Montanelli quando nel 1960 mise in dubbio l’italianità dei siciliani e criticò il romanzo del “Gattopardo”), ma nello stesso tempo può farci discutere. La principale riflessione è temporale. Le affermazioni e gli articoli di Leonardo Sciascia ed Enzo Biagi sono ormai datati, ma è come se fossero comparsi questa mattina su qualche grande quotidiano nazionale. Al di là della lungimiranza di questi giornalisti, ciò vuol dire che la Sicilia ha gli stessi problemi che si trascina da decenni e nessuna classe politica e dirigenziale li ha risolti, anzi se è possibile li ha acuiti. Ma si può andare ancora più indietro nel tempo e scoprire, sempre tramite l’articolo di Enzo Biagi, che nella seconda metà del XVI secolo il messinese Scipio di Castro dava una descrizione attuale del siciliano: «La loro natura è composta da due estremi, perché sono sommamente timidi mentre trattano gli affari propri e di una incredibile temerarietà dove si tratta del maneggio pubblico».

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