Che fine farà Taormina Arte? Nonostante gli ultimi anni non siano stati certamente tra i migliori da annoverare negli annali del Festival, Taormina Arte rimane l’unica manifestazione, che ancora valica i confini nazionali. Un marchio con una visibilità ed una riconoscibilità, che va aldilà dei singoli eventi che si realizzano al suo interno. Un brand che ha un suo valore, perché ha una storia importante, che ha saputo mantenere a dispetto delle traversie che ha attraversato e sta continuando a vivere, così come viene apprezzato e percepito dall’Est all’Ovest del pianeta, dal Giappone agli Stati Uniti, passando per l’Europa. Perché tutto ciò che accade al Teatro Antico di Taormina d’estate nell’immaginario collettivo è riconducibile a Taormina Arte (in parte è anche vero, perché senza la logistica e l’esperienza di Taoarte difficilmente una stagione al Teatro Antico avrebbe luogo).

E’ questo il vero patrimonio che in un rinnovato dibattito sulla costituzione della Fondazione deve essere con forza messo sul tavolo della trattativa. Un patrimonio immateriale di grande valore, che non è solo di Taormina ma della Sicilia intera, così come la destinazione Taormina rappresenta la vera porta d’ingresso per il turismo siciliano. Costituzione della Fondazione, che oggi diventa decisiva e sicuramente dirimente per il futuro di Taormina Arte, dove tutti gli attori – Comune di Taormina e Regione Siciliana su tutti – devono svolgere il proprio ruolo. Il Comune, che deve fare valere la storia e la dimensione internazionale del marchio Taormina Arte, e magari, uscendo fuori da beceri interessi di bottega, provare a patrimonializzarla, cedendo alla costituenda Fondazione il Palazzo dei Congressi, che probabilmente così potrà finalmente svolgere con continuità il compito per il quale fu pensato e costruito: favorire il turismo congressuale e realizzare una programmazione culturale a 360 gradi.

Comune che nella trattativa con la Regione dovrà pretendere per la Fondazione la gestione del Teatro antico, almeno per la parte di coordinamento e scelta degli spettacoli estivi e, perché no, un ruolo nella futura gestione dei servizi aggiuntivi del Teatro – bookshop, caffetteria, organizzazione di eventi diversi – che si confanno certamente alla nuova struttura ed alla visione moderna che la stessa dovrà avere. Soltanto così, a mio parere, Taormina Arte potrà tornare sia a vivere – e non sopravvivere tristemente, come negli ultimi anni – sia ad essere il vero valore aggiunto dell’economia taorminese, così come lo è stato, per ricordare qualcosa, per il Lohengrin del compianto Giuseppe Sinopoli, per i concerti degli Earth Wind & Fire, di Bob Dylan, del Womad di Peter Gabriel e delle grandi produzioni teatrali (una su tutte “Uno sguardo dal ponte” di Miller con Michele Placido), che hanno fatto girare il marchio nei più importanti teatri di prosa italiani. Ma soprattutto mi auguro che non si pensi alla futura Fondazione come al luogo dove andare a collocare i figli legittimi e/o illegittimi della politica, perché sarebbe già decretarne prematuramente la fine.

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