Guai a chiamarlo “eminenza” – «Eminenza…», lo chiamò un membro della parrocchia di Tremestieri, un villaggio che si trova nella zona di Messina sud. «No, non sono un mafioso», fu la risposta del cardinale Francesco Montenegro. Parole che rimangono impresse anche se frequenti la scuola media, perché si pongono al di là del classico cerimoniale in cui sei stato abituato a crescere e che domenica dopo domenica hai imparato a conoscere. Don Franco, così ama essere chiamato anche oggi quando gira per le vie di Agrigento, è il cardinale che più di altri incarna la figura ecclesiastica di cui parla, senza mai stancarsi, Papa Francesco. Un uomo semplice, umile, pronto ad ascoltare l’altro e soprattutto i più deboli. Dei porporati che vengono rappresentati in qualche scena cinematografica come uomini prostrati di fronte ai soldi e al potere, don Franco non ha nulla. In quelle descrizioni lui non si potrebbe mai ritrovare. Lo abbiamo visto quando il Santo Padre l’ha nominato cardinale. Invece di farsi accompagnare da qualche “pezzo da novanta” della sua zona, ha preferito portare in Vaticano un gruppo di poveri.

Un uomo coraggioso – Verrebbe da dire che don Franco è un uomo fuori dagli schemi, ma questa definizione darebbe fastidio a Papa Bergoglio che vorrebbe un atteggiamento umile e altruista in tutti i suoi cardinali. Quindi si potrebbe dire che l’arcivescovo metropolita di Agrigento è un uomo coraggioso. Si, non potremmo definirlo in altra maniera. Un uomo che ama la vita, il rapporto semplice e sincero con l’altro che gli sta dinanzi. Quindi non sopporta i sotterfugi e le violenze fisiche e verbali della mafia. L’ha dimostrato più volte. Sia quando si è rifiutato di celebrare i funerali di un boss in chiesa, sia quando come un ragazzino allo stadio saltava e urlava «chi non salta mafioso è». Già, senza ombra di dubbio anche questo impegno costante per la legalità ha convinto il Papa argentino a nominarlo cardinale. Nei mesi in cui Francesco ha pronunciato una vera e propria scomunica contro i membri della criminalità organizzata e ha condannato con forza alcuni gesti di sottomissione verso qualche boss locale durante le processioni religiose, la limpidezza e la chiarezza di don Franco emergono con forza.

Don Franco è nel posto giusto al momento giusto – Nessun equivoco nei suoi comportamenti. Solo parole chiare e decise contro il potere mafioso. Non come alcuni preti che negli ultimi mesi non hanno avuto neanche il coraggio di condannare con forza la cappa della criminalità organizzata che opprime i loro paesi. Per tutte queste caratteristiche della sua personalità, don Franco è l’uomo giusto al posto giusto. Al momento, per il cardinale, non poteva esistere posto migliore in cui vivere di Agrigento. Una città siciliana, dove le difficoltà economiche e lavorative sono sin troppo evidenti, una terra di frontiera, in particolar modo in questo momento storico. Le coste siciliane si sono trasformate nell’orizzonte per migliaia di migranti in cerca di una vita migliore e il Mediterraneo in un mare di speranza. Certo, nelle ultime settimane la situazione è precipitata a causa dell’avanzata in Libia delle truppe dell’Isis, che minacciano le coste settentrionali del Paese africano e rischiano di trasformare la zona in un fronte di guerra. Don Franco non sottovaluta un problema del genere, ma non è d’accordo nel collegare l’immigrazione al terrorismo: «Bisogna guardarsi da chi diffonde la paura, da chi dà la caccia all’untore. Teorizzare l’equivalenza fra immigrazione e terrorismo è profondamente sbagliato. In questo modo si avalla il pregiudizio di chi dice che i siciliani sono tutti mafiosi e che i nostri emigranti portano la mafia al Nord o all’estero. Per fortuna non la pensano tutti così», ha detto il cardinale di origini messinesi in un’intervista alla “Repubblica”. Anche in questa situazione la chiarezza e il coraggio sono tratti distintivi di don Franco.

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