Dall’armata brancaleone a un partito maggioritario – La vocazione maggioritaria è un tratto distintivo del Partito Democratico di Matteo Renzi. È un suo modo di intendere la politica e il centrosinistra, che in questi ultimi venticinque anni, a causa della frammentazione e degli eccessivi personalismi, sembrava più un’armata Brancaleone che una coalizione politica. Una massa informe di partiti e partitini che hanno contribuito a creare la grave situazione in cui oggi si trova il Paese. È anche per un motivo del genere che Veltroni prima e Renzi poi hanno insistito sull’idea maggioritaria di partito. Un grande soggetto politico a sinistra e uno a destra dovrebbero affrontarsi, confrontarsi e alternarsi alla guida del governo. In verità è stato anche il sogno di Silvio Berluconi, che con il Pdl c’era quasi riuscito, ma a causa di errori politici e vari scandali dovette rinunciare al partito del centrodestra. Oggi, invece, è il turno di Matteo Renzi. Il presidente del Consiglio ha ereditato un partito ancorato a vecchie logiche novecentesche e lo sta traghettando verso un’idea democratica di stampo occidentale. Certo, sui territori il cambiamento non si è ancora manifestato nella sua totalità, ma in via del Nazareno e in alcune parti d’Italia qualcosa è cambiato.

Un esodo continuo – Un voltare pagina che fa agitare le minoranze democratiche e quelle dell’estrema sinistra, costrette a ritagliarsi un angolino nella scacchiere della politica italiana. Un fenomeno del genere si sta verificando anche in Sicilia, dove i “renziani”, fino a qualche mese fa, era una sparuta minoranza e considerati come degli idealisti che volevano cambiare il partito, mentre oggi sono la maggioranza e rappresentano una vera e propria spina nel fianco per il vulcanico governatore Rosario Crocetta. Se in principio la parola d’ordine è stata “open Pd”, Renzi e i suoi fedelissimi non hanno sconfessato questo credo e così, codice etico alla mano, hanno aperto le porte democratiche a tutti quei politici che fino a poco tempo fa non avevano un’ottima considerazione di Matteo Renzi. L’esodo siciliano, dalle sponde di Forza Italia e dei vari movimenti regionali al Pd, ne è una dimostrazione. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono gli esponenti di “Articolo 4” guidati da Luca Sammartino. Grazie all’operato di Fausto Raciti si uniranno al Pd ben cinque deputati regionali e un consistente numero di consiglieri comunali, soprattutto a Catania.

La calamita liberal di Renzi – In passato si erano avvicinati l’ex Mpa e Udc Nicola D’Agostino e Nello Dipasquale, ex sindaco forzista di Ragusa. Per non parlare del deputato ex Udc Marco Forzese. Le fila del Pd potrebbero allungarsi nei prossimi giorni con l’ingresso di qualche esponente del Megafono di Rosario Crocetta e anche la formazione politica creata da Lino Leanza potrebbe avere le prime defezioni. Luisa Lantieri, a quanto pare, sta pensando di lasciare il giovane soggetto politico. Altri ingressi potrebbero avvenire nelle prossime ore e il disorientamento in Forza Italia e nel Nuovo Centro Destra sono aspetti da tenere in considerazione. L’impronta liberal che Renzi ha dato al Pd è una vera e propria calamita per molti strati politici della Sicilia. Intanto la Leopolda palermitana di fine mese svelerà qualche altra “sorpresa”.

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