La propaganda jihadista e i riferimenti all’Italia – Continuano gli scontri nella città di Sirte e negli altri centri della Libia. I fondamentalisti islamici dell’Isis non sono stati sconfitti, anzi continuano ad avanzare e conquistare postazioni strategiche nel grande Paese del Nord Africa. Continuano a fare prigionieri che vengono ingabbiati con l’ormai classica tuta arancione. Quasi fossero delle bestie da circo, che dovrebbero attirare l’interesse del pubblico. La finalità comunicativa è proprio questa. Impressionare gli spettatori. Far crescere la paura nella maggioranza e attirare un’inquietante minoranza verso l’ideologia jihadista. In questa farneticante propaganda, che è in grado di attirare un numero sempre più consistente di adepti, l’Italia è diventata un obiettivo del Califfato. Nei video diffusi dall’Isis non compare soltanto la bandiera nera che sventola sul Vaticano, ma anche sul Colosseo. «Le onde ancora ci separano, ma questo è un mare piccolo, è una promessa al nostro Profeta. State attenti, ogni stupido passo vi costerà caro. Ogni stupido passo incendierà’ tutto il Mediterraneo. Siete i cani da guardia dei paesi arab», con un chiaro riferimento a Omar al-Mukhtar, l’eroe libico della resistenza anti-italiana negli Anni 20 del secolo scorso.

L’importanza del gasdotto che dalla Libia arriva a Gela – A quanto pare anche i fondamentalisti islamici si piegano ai soliti luoghi comuni quando parlano dell’Italia e non ci sarebbe da sorprendersi se la prossima bandiera nera del Califfato sventolasse su un altro simbolo italico come la famosa pizza napoletana. Al di là delle battute, però, gli islamisti hanno mostrato in una foto anche il gasdotto Greenstream, che da Wafa in Libia arriva a Gela, in Sicilia. È una delle principali linee di rifornimento energetico dell’Italia. Ed è qui che l’Isis fa capire che vuole agire con serietà. Mentre Colosseo e Vaticano sono simboli del Belpaese, il gas è un obiettivo concreto che avrebbe ricadute devastanti sull’economia energetica italiana. Colpire i nostri interessi economici e metterci ancora di più in difficoltà. L’Isis è molto più razionale di quanto ci si potesse immaginare. Si tratterebbe di un duro colpo per l’Itala, considerando che siamo la prima destinazione delle esportazioni libiche (gas e petrolio). Nel 2014, tanto per fare un quadro della situazione, l’Italia ha importato mediamente 3,3 milioni di tonnellate di petrolio libico, pari al 6,7 per cento del totale. È evidente che l’importanza geo-economica della Libia per l’Italia è fondamentale.

Primo passo: trasformare il Mediterraneo in un mare di guerra – Un bel problema, perché l’Isis avanza nel territorio dove si trova l’80 per cento delle riserve da sfruttare. Si, nel golfo di Sirte. Non dovrebbe essere difficile per le truppe fondamentaliste impadronirsi di un vero e proprio tesoro che metterebbe in difficoltà l’Italia e finanzierebbe la loro guerra per creare uno Stato Islamico. C’è poco da stare tranquilli. Se la Sicilia appare ancora lontana, il Mediterraneo è dietro l’angolo e l’abilità bellica del Califfato potrebbe trasformare le acque blu di questo mare in rosso sangue. Una zona di guerra, pericolosa per i pescherecci che dalla Sicilia giungono al largo della Libia, fino a motovedette della Guardia Costiera e piccole crociere. Il turismo, a tal proposito, subirebbe una netta flessione. La maggior parte delle compagnie deciderà di cambiare le rotte dei viaggi. Passare da quelle zone, infatti, sarebbe un rischio senza senso. Le milizie di al-Baghdadi potrebbero colpire in qualsiasi momento. Gli obiettivi verso cui scagliare la loro sete di morte e conquista sono stati individuati.

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