Taormina Cinquanta sfumature di grigio
Taormina 50 sfumature di grigio - Foto A. Jakomin - Grafica D. Mura / blogTAORMINA ©2015

Potrebbero sorprendere le presenze e le assenze – L’ultimo Consiglio comunale della città di Taormina ha dato molti spunti di riflessione. L’Aula semivuota, gli amministratori della città assenti, le opposizioni in parte rimaste a casa e in parte assiepate sulle poltrone fuori dall’Aula, il consigliere di “Insieme si può”, Eugenio Raneri, ha presentato un emendamento correttivo su alcuni punti della delibera proposta dall’assessore alle Politiche Finanziarie, Antonio Lo Monaco, il consigliere della coalizione “Taormina Bene Comune”, Antonio Moschella, era tra i presenti e ha votato la delibera, poi c’erano gli assenti tra i banchi della maggioranza come i consiglieri comunali Salvatore Abbate e Gaetano Cucinotta. Nel momento più importante degli ultimi mesi per la vita di Taormina, potrebbero sorprendere le assenze come alcune presenze, ma nello scacchiere della politica e degli interessi personali ogni atteggiamento ha avuto un senso. Ieri abbiamo parlato di “maggioranza liquida” per sottolineare la composizione di una parte politica che ancora non si è costituita da un punto di vista ufficiale, ma ufficioso. E a quanto pare è proprio così. Ci sono i “lavori in corso”.

Tutto ruotava intorno al dissesto – Il sindaco, Eligio Giardina, ha ribadito più volte che sono iniziati da diverse settimane i confronti con le altre forze politiche. L’obiettivo è creare una nuova maggioranza. Per farlo, oltre ai contenuti, servono i numeri. Mentre prosegue il dialogo, nella serata di venerdì, forse, sono stati lanciati i primi segnali di qualcosa che dovrebbe nascere in primavera. Staremo a vedere. Certo è che la frammentazione delle opposizioni è un punto di forza per l’amministrazione comunale. La lontananza di Raneri e Moschella dai loro vicini di banco è sin troppo evidente. E qualche Consiglio comunale fa anche Vittorio Sabato aveva dichiarato di voler dare «un’altra opportunità al sindaco». La risposta alla Corte dei Conti e l’approvazione degli indirizzi generali di programmazione finanziaria, di gestione strutturale atti a garantire e salvaguardare gli equilibri di bilancio e il piano di riequilibrio economico finanziario per il comune di Taormina, secondo l’assessore Lo Monaco, sono stati atti necessari per impedire di andare in dissesto. E quando un comune dichiara il dissesto, la capacità decisionale passa ai commissari governativi, tasse e tariffe comunali vengono poste ai massimi livelli, i creditori non possono più rivolgersi alla magistratura, le assunzioni sono bloccate, la pianta organica del comune viene rivista, con la possibilità di mobilità obbligatoria per i dipendenti pubblici, i servizi non indispensabili non più elargiti.

Dissesto, cosa sarebbe successo alla classe politica? – Insomma, una catastrofe. Peggio della situazione attuale. Forse sarebbe stato necessario assumersi le proprie responsabilità a priori. Ed è qui che sta il punto centrale della vicenda. È chiaro che ogni politico non potrebbe ripresentarsi ai cittadini con una situazione di dissesto finanziario e ammettendo che c’è stato un aumento spropositato delle tasse nel periodo in cui anche lui/lei è stato seduto tra i banchi dell’Aula. In un contesto del genere chi voterebbe mai quei politici che in campagna elettorale promettevano una riduzione delle tasse? Con il dissesto, al di là delle degenerazioni finanziarie, cosa sarebbe successo alla classe politica? Per utilizzare un eufemismo possiamo dire che sarebbero saltate più teste di quelle che fa rotolare l’Isis. «L’art. 6 del decreto n. 149/2011 ha previsto che gli amministratori locali che la Corte dei conti ha riconosciuto responsabili, anche in primo grado, di danni cagionati con dolo o colpa grave, nei cinque anni precedenti il verificarsi del dissesto finanziario, non possono ricoprire, per un periodo di dieci anni, incarichi di assessore, di revisore dei conti di enti locali e di rappresentante di enti locali presso altri enti, istituzioni ed organismi pubblici e privati, ove la Corte, valutate le circostanze e le cause che hanno determinato il dissesto, accerti che questo è diretta conseguenza delle azioni od omissioni per le quali l’amministratore è stato riconosciuto responsabile. I sindaci e i presidenti di provincia ritenuti responsabili, inoltre, non sono candidabili, per un periodo di dieci anni, alle cariche di sindaco, di presidente di provincia, di presidente di Giunta regionale, nonché di membro dei consigli comunali, dei consigli provinciali, delle assemblee e dei consigli regionali, del Parlamento e del Parlamento europeo. Non possono altresì ricoprire per un periodo di tempo di dieci anni la carica di assessore comunale, provinciale o regionale né alcuna carica in enti vigilati o partecipati da enti pubblici».

Spending review, un’opportunità mancata – Sarebbe saltata un’intera generazione politica. Dunque non aver portato il comune di Taormina in dissesto è convenuto a tutti. Il via libera a quel testo è stato un sospiro di sollievo per la maggioranza, ma sotto sotto anche per le opposizioni (che non ne condividevano alcuni punti). Alla maggioranza per proseguire sulla propria strada e mostrare i muscoli a chi diceva che erano in minoranza e alle opposizioni che, al di là delle dichiarazioni rituali, non potrebbero ripresentarsi agli elettori con una Taormina ridotta a brandelli. Alcuni di loro non hanno governato, è vero. Ma avrebbero potuto assumere un atteggiamento diverso e comportarsi in maniera chiara, invece di rinchiudersi in una torre d’avorio poco comprensibile e storicamente infruttuosa in politica. Ci sono troppe sfumature di grigio. Troppi intrecci. Ed è un peccato, perché nel testo presentato e approvato non ha trovato spazio una parola che dovrebbe essere l’imperativo categorico per la politica nazionale: la spending review. Forse tra tutte queste sfumature di grigio la spending review si è smarrita, eppure nelle ultime settimane si sarebbe potuto discutere, tra le varie Commissioni consiliari, di un aspetto del genere e inserirlo nel documento approvato dal Consiglio comunale. Invece…

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