Tra bassa e alta marea – Il presidente della regione Sicilia, Rosario Crocetta, ha “impugnato” la finanziaria voluta dal governo Renzi. L’ha fatto nella giunta fiume di mercoledì sera, dove al punto otto dell’ordine del giorno era presente un’impugnativa della legge di stabilità di Renzi di fronte alla Corte costituzionale nel comma che toglie alla Sicilia 1,2 miliardi di euro di fondi del Patto di azione e coesione (Pac). Il tutto quando l’assessore al Bilancio, Alessandro Baccei, era assente. In questo modo è calato di nuovo il gelo tra Rosario Crocetta e i renziani. Il governatore si è affrettato a gettare acqua sul fuoco, ma la marea, ormai, è troppo alta. Se per qualche mese il livello si era abbassato permettendo di confrontarsi, adesso tutto sembra tornato come prima. Il tavolo del dialogo è stato sommerso dal ritorno della marea. L’ex sindaco di Gela, dopo l’approvazione, ha minimizzato l’accaduto: «Nessun atto di guerra, non scherziamo con le cose serie, abbiamo solo avviato un atto a difesa della Sicilia e per smentire una volta per tutte chi sostiene che il mio governo aveva fatto accordi con Roma sui contenziosi svendendo l’Isola. Anzi, sono certo che con Palazzo Chigi si troverà un’intesa sui fondi Pac e la nostra impugnativa sarà ritirata, perché questo può avvenire in qualsiasi momento. Ma, nel dubbio, devo difendere gli interessi della Sicilia».

L’assordante «no comment» di Baccei – Dichiarazioni che non convincono Baccei, il quale si è limitato a un assordante «no comment», e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, il quale a Roma aveva ribadito che «parte dei fondi saranno restituiti alla Sicilia, ma siete voi che non li avete spesi fino a oggi e quindi adesso è tardi per lamentarsi». Nell’ultima giunta sono state deliberate ben tre impugnative di fronte alla Corte costituzionale: oltre ai fondi del Patto di azione e coesione (Pac), che valgono 1,2 miliardi di euro, la regione ha impugnato la norma sulla compartecipazione ai saldi di finanza pubblica, cioè ai tagli della manovra nazionale alle regioni che per l’isola valgono un altro miliardo di euro. Inoltre la Sicilia ha contestato i trasferimenti alle province e la tassa sulla Rc Auto. Gli ingredienti per un ennesimo muro contro muro ci sono tutti. L’importante è avere l’abbigliamento adatto per “sopravvivere” a questa nuova alta marea. Intanto Crocetta ha incassato un plauso dall’opposizione di centrodestra. Sia Forza Italia che Nello Musumeci hanno sottolineato il «sussulto di dignità» del presidente.

Centrodestra: «Sussulto di dignità di Crocetta» – «Finalmente un sussulto di dignità del governo Crocetta dopo oltre due anni di inerzia dinanzi ai soprusi finanziari perpetrati dallo Stato nei confronti della nostra isola». In questo modo si sono espressi i deputati dell’opposizione Nello Musumeci, Santi Formica e Gino Ioppolo commentano la decisione del presidente della regione Rosario Crocetta. Il centrodestra si è espresso con compattezza sulla questione e per la prima volta c’è stato un plauso nei confronti del governatore. «Finalmente Crocetta ci dà ragione capendo che non deve porsi in posizione supina all’arroganza del suo stesso partito – ha detto il capogruppo di Forza Italia all’Ars, Marco Falcone. Il governo regionale batta adesso i pugni sul tavolo, per farsi restituire la compartecipazione sanitaria di 600 milioni di euro e il miliardo e 700 milioni delle entrate fiscali maturate in Sicilia e riscosse nel Lazio». Infine dalla Lista Musumeci è arrivato l’invito al presidente della regione a «trovare il coraggio di condurre assieme a noi la battaglia per il riconoscimento di tutte quelle risorse economiche aggiuntive sulla base delle prerogative dello Statuto».

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