Per intenderci, “Tre metri sopra il cielo” di Moccia al confronto è un capolavoro. Partiamo dai personaggi. Christian Grey, occhi grigi, bello, ventisettenne ricchissimo, a capo di un impero finanziario, con infanzia da dimenticare. Anastasia Steele, bella, ventunenne, laureanda alla Washington State University, appassionata di letteratura inglese. Vergine. La storia è sostanzialmente inesistente. Lui si innamora di lei e vuole che lei diventi la sua schiava. Lei si innamora di lui e non vuole diventare la sua schiava. Lui insiste, lei cede un po’, lei insiste, lui cede un po’. Le scene erotiche non sono erotiche, sono solo noiose. Capisco il giusto divieto di visione ai minori di quattordici anni: non lo farei vedere nemmeno io ad un adolescente.

Ma non per i motivi che intendono i censori, ovvero per la presenza di scene scabrose (che non ci sono), quanto piuttosto perché Cinquanta sfumature di grigio è una roba che ributta indietro di cinquant’anni il femminismo; un film gretto e moralmente discutibile a tal punto che mi pare giusto evitare che dei ragazzini pensino che sia più maturo avere una stanza piena di frustini e di corde piuttosto che di videogiochi. O ancor peggio, che alle donne piaccia essere maltrattate. Il sadomaso mostrato nel film è un maltrattamento. È Twilight col maniaco invece che col vampiro. È una merda come non si è mai vista. Non lo andate a vedere, fatevi un favore. E se proprio siete seguaci di don Giussani un po’ “sporcaccioni”, andate a rivedervi “9 settimane e mezzo”.

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