Sempre le solite guerre di religione – «Il problema si aggrava ogni giorno di più. Si dice sempre che fuggano dalle guerre e dalla fame, e in piccola parte sarà anche vero, ma tutti gli altri? Per me dietro a tutto questo c’è un piano lucido e preciso, portare in casa nostra il caos. Gli sbarchi continui potrebbero essere una sorta di cavallo di Troia. Ma non mi stupisce nemmeno il fenomeno orribile dell’Isis, in fondo nel secondo millennio dell’Europa tutte le guerre hanno avuto uno sfondo religioso, come a dire “il mio Dio è più Dio del tuo”». È questa la riflessione di Giorgio Albertazzi, che questa sera si esibirà al teatro Massimo di Palermo nei panni di Shylock, l’ebreo de “Il mercante di Venezia” di Shakespeare. Recupererà lo spettacolo del novembre scorso, che era stato rimandato a causa di un malore dell’attore di teatro. Il 91enne ha rilasciato un’intervista alla “Repubblica” in cui vede i continui sbarchi sulle coste siciliane come «un piano lucido e ben preciso: portare in casa nostra il caos». Tesi che sembrano ripercorrere quelle evidenziate da una sua conterranea, Oriana Fallaci.

Il rischio infiltrazioni – La giornalista, come ho ricordato nel libro “Le ragioni di Oriana”, pone l’accento proprio su un aspetto del genere. Un cambio culturale è in atto e arriva dall’altra parte del Mediterraneo. Quasi nessuno se ne accorge, perché in buona parte è mascherato da “umanità” che viene messa in primo piano dopo ogni consistente sbarco. Però soprattutto in questi giorni, con le truppe dell’Isis giunte sulle coste della Libia, il rischio di infiltrazioni è alto. Quei barconi come dei cavalli di Troia e la popolazione italiana, governanti in testa, sembrano anestetizzati da lacrime e compassione. Sentimenti nobili, ma che non sono corrisposti quando in quei paesi gli ospiti sono gli italiani. Giorgio Albertazzi, si sa, non ha peli sulla lingua e ha detto ciò che pensa. Più che di un conflitto, secondo l’artista italiano, si tratta della solita guerra di religione. Nessuna novità, perché «nel secondo millennio dell’Europa tutte le guerre hanno avuto uno sfondo religioso».

Il Teatro greco e l’Edipo re accanto a Irene Papas – Albertazzi ha parlato anche della Sicilia, una terra con cui ha un rapporto particolare. Un’isola alla quale sono legati dei momenti importanti della sua vita e nell’intervista rilasciata alla “Repubblica” ricorda in primis l’esperienza a Taormina, quando era direttore artistico del Teatro greco: «da Palermo dove ho fatto la lettura della Divina Commedia, agli spettacoli nelle piazze per “Palermo di scena”. Qui nel centro del Mediterraneo, dove ancora è possibile respirare l’incanto e il genio di Federico II, ho passato giorni magnifici, ma il meglio di me l’ho dato a Siracusa. Con “Edipo a Colono” abbiamo registrato il massimo delle presenze e per la prima volta ho usato in scena il bastone, una sorta di prolungamento del mio corpo. È stato divertente, ma come scordare l’altro Edipo, 40 anni prima, accanto a Salvo Randone? Forse l’esperienza più importante la devo agli anni di direzione artistica del Teatro greco di Taormina: lì ho messo in scena uno storico Edipo re accanto a Irene Papas, fu uno spettacolo indimenticabile e irripetibile. E mi manca ancora il sogno non realizzato: avevo invitato insieme Carmelo Bene e Vittorio Gassman, ma Bene chiese una cifra esorbitante, peccato. Ma, attenzione, la Sicilia non è tutta teatro, ci sono le donne che hanno la pelle più bella e più luminosa del mondo». Già, ma questo è un altro discorso.

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