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L’elezione di Mattarella e il Ncd – L’elezione a presidente della Repubblica di Sergio Mattarella, il primo siciliano della storia a salire sul Colle, ha fatto riscoprire all’isola una nuova tendenza politica. Un’idea che si ritrova nella filosofia democristiana di sinistra del nuovo inquilino del Quirinale. Un incubo per Angelino Alfano e i suoi fedelissimi che sperano di fare della Sicilia il loro fortino politico. Un cantiere aperto quello del Nuovo Centro Destra, che ha avuto un’impennata nei primi mesi in cui ha visto la luce e si è affievolito con l’emergere del Patto del Nazareno, con l’ondata salviniana nel Mezzogiorno e adesso con la silenziosa comunicazione del nuovo Capo dello Stato. Già, forse per un motivo del genere Alfano non era troppo convinto di votare Mattarella. Aveva paura di veder ridimensionato il suo bacino di voti in favore dell’area moderata del Pd, che con il passare del tempo ha un ruolo sempre più importante? In realtà la scelta di Mattarella come successore di Giorgio Napolitano ha poco a che vedere con la crisi di consensi del Nuovo Centro Destra.

Le simpatie per Renzi e l’impronta liberal data al Pd – Un partito che a Roma è alleato con il Partito Democratico e in Sicilia sta all’opposizione con Forza Italia. Ed è proprio questo il punto. Cosa vuole fare da grande il partito di Angelino Alfano? Il ruolo del ministro dell’Interno non è in discussione. È il leader riconosciuto di un’area politica e ai tempi del Popolo delle Libertà anche Silvio Berlusconi aveva scorto nel delfino siciliano caratteristiche politiche non indifferenti. Adesso i tempi sono cambiati e ci sono dei nodi da sciogliere. In primis il rapporto con l’Udc. Un partito che a livello nazionale non esiste quasi più, ma in Sicilia ha una base elettorale notevole. Sarebbe un delitto perderla, ma per non lasciare smarriti gli storici elettori dello scudo crociato servirà fare chiarezza. Servirà comprendere qual è il rapporto con il “renzismo”. È evidente che molti esponenti del Nuovo Centro destra sono affascinati dal premier e dall’impronta liberal data al Pd, ma queste “simpatie” potrebbero trasformarsi in adesioni ai democratici? Al momento sembra quasi impossibile.

Grandi potenzialità che rischiano di essere sprecate – Ma le sorprese potrebbero essere dietro l’angolo. Le eventuali adesioni di personaggi come il ministro Lorenzin, per esempio, potrebbero garantire al Pd quell’etichetta “occidentale” che ancora manca in via del Nazareno a causa di un legame con una tradizione novecentesca minoritaria, ma presente nelle fila del partito progressista. Dare delle delucidazioni in merito sarà fondamentale. Certo dal nome del partito (Nuovo Centro Destra) si comprende che non ci dovrebbero essere dubbi in merito. Il Ncd è nato per costruire una destra repubblicana ed europea, come quella che esiste nella maggior parte dei paesi del vecchio continente. Una vera mancanza per l’Italia che avrebbe bisogno di un grande soggetto politico come il Ncd, in grado di contribuire alle riforme necessarie per trascinare il Paese fuori dalla palude. Invece il rischio è sempre lo stesso: essere sopraffatti dal populismo di destra. Grillo prima e Salvini poi, per non parlare degli atteggiamenti ondivaghi di Berlusconi negli ultimi venti anni, hanno soffocato questo progetto. Gianfranco Fini ci ha lasciato le penne e adesso vorrebbe ricostituire Alleanza Nazionale. Un amarcord che lascia il tempo che trova, perché l’unica possibilità per un centrodestra responsabile e moderato è incarnato dal piccolo Ncd che deve crescere ed essere più chiaro nelle scelte politiche se non vuole fallire nel suo intento ed essere travolto dalle solite logiche.

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