Paura per Scanavilli – Il leader indiscusso dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, considerato il terrorista più pericoloso del mondo, è oggetto di analisi e ricerche da parte del quotidiano tedesco “Sueddeutsche Zeitung”, il quale ha scavato nel suo passato e ha scoperto fotografie e documenti che fino a poco tempo fa erano tenuti ben nascosti. Il mondo sa poco di questo uomo con un dottorato in teologia a Baghdad e ossessionato dal potere. Brillante studente di matematica, è stato assolto in tempi brevi dal servizio militare per problemi di salute. È nella guerra civile in Iraq che avviene la svolta, quando diventa a tutti gli effetti un terrorista e inizia la scalata verso la conquista del potere. Mentre si cerca di ricostruire la vita del nuovo Bin Laden, un italiano di Catania è scomparso in Libia dal 6 gennaio e da quel momento non si sono avute più notizie. Il caos scoppiato nel Paese nordafricano fa temere il peggio, ovvero che il medico Ignazio Scaravilli sia nelle mani dei fondamentalisti islamici.

Era andato in Libia per lavoro – Dopo la sua scomparsa la procura di Roma aveva aperto un fascicolo contro ignoti, per sequestro di persona con finalità di terrorismo, ma considerando l’avanzata delle truppe del Califfato e la guerra che di fatto è scoppiata dopo l’intervento egiziano, la Farnesina è preoccupata per la vita del dottor Scaravilli. Volendo prendere in considerazione le indiscrezioni del “Giornale” e del “Tempo”, c’è una reale ipotesi che il cittadino catanese sia prigioniero dei jihadisti e che questi sarebbero pronti a lanciare un video-ricatto all’Italia. Scaravilli è uno specialista ortopedico di 70 anni e per sapere qualcosa in più su di lui si deve andare sul blog personale del medico siciliano: «Specialista in chirurgia della mano e del piede. L’interesse per il lavoro e la curiosità mi hanno spinto a collaborare con colleghi di Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Malta e Libia dove tutt’ora sono consulente di due cliniche mediche. Ho operato mediamente 200 pazienti l’anno di varie patologie al piede e alla mano. Svolgo la mia attività per passione e testarda voglia di aiutare il paziente a superare le proprie sofferenze e a recuperare il più possibile la propria libertà di movimento».

La famiglia chiede il silenzio stampa – A fine gennaio la famiglia del medico di Catania aveva chiesto il massimo riserbo, per questioni di sicurezza, sulla vicenda: «La Farnesina ci ha invitati a mantenere il massimo riserbo e per questo vi chiediamo il silenzio stampa, tanto tutto quello che si può sapere è già di dominio pubblico». E il dottor Giampiero Avruscio, ex collega e amico di Scaravilli, ha raccontato di aver sentito «la famiglia di Ignazio pochi giorni fa e non hanno notizie, né dalla Farnesina né da altre autorità». Il dottor Avruscio ha sottolineato che «è assolutamente da escludere una sua fuga volontaria. Ignazio era andato in Libia per organizzare un ospedale, per darsi da fare, e dare una mano sul fronte medico, era un grande organizzatore, innamorato del suo lavoro. Una persona assennata, e poi non sapeva l’arabo e non conosceva nessuno e, soprattutto, non avrebbe mai lasciato la sua famiglia nell’angoscia». Intanto l’Italia continua a chiedere all’Onu un intervento politico in Libia. Un’azione diplomatica guidata da una personalità forte, che non corrisponde alle caratteristiche di Bernardino Leon, inviato speciale di Ban-Ki-Moon.

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