Le brigate di Misurata si riprendono Sirte – Mentre diventa virale il video di Bandar al-Khaibari, teologo islamico che mette in discussione la tesi di Galileo Galilei e afferma come la terra è ferma, la città di Sirte, fino a qualche ora fa nelle mani dei fondamentalisti dell’Isis, è stata riconquistata dalle brigate di Misurata che sostengono il governo “parallelo” di Tripoli. La città in cui è nato Gheddafi è stata sottratta al Califfato dopo intensi combattimenti. Il battaglione 166 dell’esercito proveniente dal centro che si affaccia sul Mediterraneo e che si trova proprio a metà strada fra Sirte e Tripoli è riuscito ad avanzare e a circondare Sirte. Dopo essere entrati in molti quartieri, gli uomini di Misurata hanno ripreso le postazioni (le radio, l’ufficio postale, gli ospedali) che erano state occupate dai combattenti dello Stato islamico. Sirte non è più nelle mani dell’Isis, ma il timore è che possano nascondersi kamikaze pronti a farsi saltare in aria da un momento all’altro. Aver perso Sirte, almeno per il momento, è una brutta notizia per il Califfato.

Un porto cruciale sul Mediterraneo – Chi controlla questa città, infatti, ha un’egemonia non indifferente sul mar Mediterraneo. Non tutti i luoghi che si affacciano sul mare sono uguali e Sirte, a tal proposito, ha una valenza geografica cruciale. Governarla vuol dire esercitare un forte potere sul Mediterraneo e se questa città tornasse sotto il controllo fondamentalista sarebbero diversi i problemi, in primis, per la Sicilia e l’Italia in generale. I seguaci del Califfato potrebbero esercitare tra il Golfo di Sirte e il Canale di Sicilia un vero e proprio terrore via mare. Imbarcazioni veloci e senza scrupoli potrebbero muoversi con rapidità nelle acque e attaccare pescherecci, piccole navi da crociera, piccoli mercantili e anche motovedette impegnate nel soccorso dei migranti. L’obiettivo, oltre a diffondere terrore e morte, potrebbe essere quello di rapire i malcapitati, chiedere un riscatto o ucciderli in maniera barbara come succede da qualche mese a questa parte con gli ostaggi occidentali e orientali assassinati dall’Isis.

I rischi per la Guardia Costiera – Il mar Mediterraneo si trasformerebbe in un mare di frontiera e le sue acque non sarebbero più così sicure. La Guardia Costiera verrebbe sottoposta a un alto rischio, come sottolinea la “Rivista italiana difesa”, perché mentre proseguirebbe nel soccorso di barconi di migranti a largo di Lampedusa potrebbe essere attaccata da fondamentalisti islamici che si confondo tra i disperati in arrivo sulle coste siciliane. È uno scenario non molto lontano dalla realtà, ma rispetto al quale le forze navali Nato si preparano dall’11 settembre con l’Operazione “Active Endeavour”. Nel frattempo l’Onu ha escluso un’azione militare in Libia e prova a insistere con una strategia diplomatica guidata da Bernardino León. Tentativi che fino a questo momento non sono serviti a niente. Sono forti le resistenze di Russia e Cina, che non sono convinte dell’azione bellica e l’unico al momento disposto a creare una nuova coalizione internazionale per sconfiggere i fondamentalisti è il presidente egiziano Al Sisi, il quale ha mandato a New York il suo ministro degli Esteri, Sameh Shoukry, per convincere i principali attori dell’organismo internazionale a rompere gli indugi.

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