Dalle luci della ribalta alla “legalità mediatica” – Qual è l’incubo più grande per un personaggio istrionico? Rimanere solo e senza pubblico nell’Arena gilettiana che a domeniche alterne veniva frequentata. Niente applausi e luci della ribalta. L’unica cosa che adesso rischia di ribaltarsi è la tanto conclamata rivoluzione promessa dal governatore siciliano. Niente di tutto questo è accaduto, ma l’ex sindaco di Gela si è sempre nascosto dietro lo scudo dell’antimafia. Come se gli appartenesse, come se si trattasse di una sua prerogativa da utilizzare nei momenti di difficoltà. Chissà cosa succederà se le dimissioni dell’assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, verranno ufficializzate. Il presidente sta cercando in tutti i modi di convincere l’esponente della giunta a non fare un passo indietro, ma la figlia del giudice Paolo assassinato dalla mafia in Via D’Amelio non sembra essere convinta dalle parole di Crocetta. Un bel guaio per il padre del Megafono, che dovrebbe rinunciare all’ultima frontiera della “legalità mediatica” della sua squadra di governo.

Il deficit ellenico della Sicilia – L’opera dei Pupi è una tradizione siciliana ed è ovvio che abbia un certo peso, ma tutto ha un limite. Dietro il sipario di queste scenette c’è una realtà desolante. Basti pensare, come ha rivelato il giornale “Italia Oggi”, che il deficit della Sicilia oscilla tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. Per intenderci è maggiore di tutti i land tedeschi messi insieme. Una cifra spropositata, che confonde la Sicilia con qualche regione greca. Le radici elleniche, almeno in questo contesto, sono sempre ben evidenti. L’assessore al Bilancio, Alessandro Baccei, ha precisato che ai 5 miliardi di debito preventivato occorre aggiungerne altri 3, causati dalla stipula di mutui trentennali e dalle anticipazioni di liquidità imposte alle regioni dal governo Renzi. Per il super assessore al Bilancio, inviato da Roma per salvare la nave che affonda, ci sono due strade percorribili per evitare il peggio: «Una di esse è la scrittura di questo documento (Dpef, documento di programmazione economica finanziaria) sul quale avverrà l’apertura di un tavolo con il governo centrale. L’altra strada è quella della programmazione dei fondi extraregionali, circa 20 miliardi di cui potremo beneficiare nei prossimi dieci anni. Sono questi fondi la speranza della Sicilia, dobbiamo investire in capacità di spendere bene per l’economia dell’isola».

Troppi “Schettino” hanno guidato la nave Sicilia – I principali settori regionali fanno acqua da tutte le parti. Qui gli “Schettino” che hanno guidato la nave Sicilia sono diversi, ma a differenza dell’ex comandante non vogliono scendere dalla nave. L’opera di Baccei è quasi impossibile e soprattutto nella sanità è stato sottoscritto in poco tempo un mutuo di 1,7 miliardi per riuscire a pagare qualche debito e gli stipendi. Qualcuno potrebbe pensare che non c’è spazio nemmeno per la “manciugghia”. In realtà non è così, perché le mangiatoie per i soliti noti sono sempre stracolme e i “poverazzi” senza santi in paradiso devono fare i salti mortali per portare avanti le eccellenze regionali. I numeri della sanità sono impressionanti. «I debiti di aziende sanitarie e ospedali verso i fornitori ammontano a 809 milioni di euro. Altri 966 milioni sono i debiti che le aziende sanitarie hanno accumulato verso le banche che svolgono il servizio di tesoreria e che hanno anticipato risorse per l’attività ordinaria. In totale, solo questi debiti raggiungono il picco di un miliardo a 775 milioni. Le aziende sanitarie più indebitate sono quelle di Catania e Messina: la prima deve quasi 95 milioni alle imprese e 224 alle banche, la seconda 90 milioni ai fornitori e 148 alle banche. Mentre quella di Palermo deve 113 milioni alle imprese e 95 agli istituti di credito», ha rivelato “Italia Oggi”.

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