Quando l’incubo rischia di trasformarsi in realtà – «Non bisogna perdere un minuto, bisogna intervenire in Libia con una missione Onu, la comunità internazionale deve capire che è cruciale per il futuro dell’Occidente». L’allarme viene lanciato dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che intervistato dalla “Repubblica” si dice preoccupato dell’inarrestabile avanzata degli uomini dell’Isis in Libia. Una conquista che li ha ormai portati sulle coste del mar Mediterraneo. Non molto lontano c’è l’isola di Lampedusa e quindi la Sicilia. Sembra una storia raccontata in qualche film, oppure il riassunto di alcune pagine del libro di Michel Houellebecq. Invece è tutto vero. I fondamentalisti islamici sono alle porte di casa. No, nessuno sta leggendo un libro di storia. Si tratta di fatti contemporanei. Più gli jihadisti si avvicinano a Tripoli e con maggiore insistenza si intensificano le minacce nei confronti dell’Italia e di Roma. Ciò che sorprende è l’impotenza dell’Europa e dell’Onu. Nelle ultime settimane non è stato fatto nulla per evitare una degenerazione del genere. E come potrebbe essere altrimenti, direbbero molti pensatori del calibro di Camus e Ortega y Gasset? L’Europa non è in grado di prendere nessuna decisione perché non è una nazione, ma soltanto un insieme poco armonico di stati che in maniera confusa ed egoista provano a stare seduti l’uno accanto all’altro a Bruxelles e a Strasburgo.

Cosa vuol dire fare i conti con lo Stato Islamico? – Un’Europa debole, sia dal punto di vista politico che economico, disorientata e confusa è una preda appetibile per i lupi neri dell’Isis. L’impressione è che siamo a un punto di non ritorno. Lo scoppio di qualcosa di grande e inquietante è dietro l’angolo, anzi sulle coste del Nord Africa. Però, proprio come nel libro “Sottomissione” di Michel Houellebecq, tutto accade senza troppi scossoni. Cambiano gli storici punti di riferimento europei senza troppi sconvolgimenti. È la sottile tecnica del terrore dell’Isis, molto più ragionata di quella di Al Qaeda. Osama Bin Laden, a confronto, era un dilettante. «Al–Baghdadi ha trasformato la guerra santa in uno Stato con cui tutti dobbiamo fare i conti», ha sottolineato Maurizio Molinari nel suo ultimo libro, “Il Califfato del terrore. Perché lo Stato islamico minaccia l’Occidente”. L’Isis dovrebbe farci tremare le gambe e provocare una dura reazione, invece si continua a temporeggiare, a perdere tempo sulle strategie da adottare. Gli unici timori dell’Onu sono quelli legati a non oltrepassare un linguaggio che potrebbe apparire troppo aggressivo nei confronti del mondo islamico.

L’inutilità dell’Onu e le parole della Fallaci – L’Onu, per chi ancora non l’avesse capito, dimostra la sua impotenza. E riecheggiano le parole di Oriana Fallaci che nel libro “Oriana Fallaci intervista se stessa – L’Apocalisse”, descrive in maniera netta l’organizzazione internazionale: «E’ una mafia di sottosviluppati e imbroglioni che ci menano per il naso. Basti pensare che ai figli di Allah l’Onu ha consentito di non firmare la Carta dei Diritti Umani e di sostituirla con la “Carta dei Diritti Umani in Islam”. Vale a dire l’elenco degli orrori autorizzati o predicati dal Corano. […] L’Onu che tra i suoi segretari generali, tutti o quasi tutti buoni a nulla, ha avuto Kurt Waldheim cioè un tipo su cui ancora oggi pesa l’accusa d’aver partecipato come ufficiale della Wehrmacht agli arresti degli ebrei?». L’Onu, in linea con la sua storia, continua con un fastidioso immobilismo. Intanto la guerra incombe e l’Italia, per forza di cose, parteciperà a un’azione che la vedrà coinvolta in prima persona. La Sicilia non è Kobane, ma in un futuro non troppo lontano e con politiche balbettanti potrebbe diventarlo.

Perché l’Isis è un nemico temibile? – Il governo italiano sembra pronto a un’azione militare, che verrà appoggiata anche da Silvio Berlusconi. I Cinque Stelle, invece, si tirano fuori. Il ministro Alfano invita le organizzazioni internazionali a non perdere altro tempo: «Se le milizie del Califfo avanzano più velocemente delle decisioni della comunità internazionale come possiamo spegnere l’incendio in Libia e arginare i flussi migratori? Rischiamo un esodo senza precedenti e con una difficoltà di controllo. Per controllo intendo la capacità di ridurne il numero e quella di intercettare potenziali jihadisti». L’errore più grande è quello di vedere il solito “complotto” contro le bandiere del Califfato e in generale nei confronti del mondo arabo o di non volersi mischiare in una possibile guerra tra religioni. Parole che hanno contribuito a trascinarci nella situazione attuale. Dichiarazioni che fanno finta di non sapere che ci troviamo in una guerra di civiltà e culturale. Non bisogna sottovalutare niente, perché al di là delle uccisioni barbare dell’Isis c’è ben altro. Al–Baghdadi sta creando uno Stato su un buon sistema amministrativo e sa bene che per non far crescere il malumore tra la sua gente deve continuare a distribuire pane, acqua ed elettricità. Il ruolo degli ingegneri esperti nella gestione di dighe e pozzi petroliferi è fondamentale. Anche e soprattutto questo è il Califfato che mette in discussione le nostre certezze.

© Riproduzione Riservata

Commenti