Quando arrivò a Tremestieri. La prima impressione – Quando dal 2000 al 2008 Francesco Montenegro era vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela, nomina che gli venne conferita da Papa Giovanni Paolo II, girò nella moltitudine di parrocchie che caratterizzano l’ampio territorio provinciale di Messina. Un giorno fu la volta della parrocchia di Tremestieri. Una bella chiesa situata nella zona sud di Messina. Ero piccolo e facevo lo scout, ma quando si sentiva parlare quell’uomo durante l’omelia o qualche iniziativa nella piazza della chiesa, lo si capiva sempre. Diretto, usava le metafore giuste, aveva un linguaggio universale in grado di saper comunicare con tutti. A volte avevo l’impressione che non stava a proprio agio in quella comunità. Furono poche ore, ma aveva intuito un ambiente “particolare” con personaggi che utilizzavano (e credo lo facciano ancora oggi) la Chiesa come uno sfogo dei propri egocentrismi e protagonismi. Un messinese alternativo, nel senso più alto del termine, come Francesco Montenegro non poteva non sentirsi infastidito da un clima del genere. Da quel momento ho iniziato a provare una forte simpatia per quel membro del clero.

Un uomo di frontiera – Era diverso, aveva una faccia pulita. Si, lo so. Ho parlato al passato. L’ho fatto perché ho voluto dividere la sua vita in due parti. Quella precedente la nomina cardinalizia e quella successiva. Papa Francesco ci ha visto lungo e ha voluto portare ai vertici della Chiesa cattolica un personaggio che farà parlare di se negli anni a venire. L’ha fatto anche ad Agrigento, quando Papa Benedetto XVI lo nominò nel febbraio del 2008 arcivescovo metropolita. Non una città come le altre, perché da quelle parti l’accoglienza ai migranti è un tema da affrontare ogni giorno. Il cardinale Francesco Montenegro si è contraddistinto proprio in un aspetto del genere. L’amore verso l’altro e il volto di chi gli sta dinanzi hanno avuto un ruolo rilevante nell’attività agrigentina. Un uomo di frontiera che fa dell’umanità la sua sola arma. Un personaggio che ha attirato l’attenzione di Papa Francesco, che dopo avergli consegnato berretta rossa e anello gli ha detto: «Non si dimentichi di occuparsi dei poveri che ha servito tanto bene fino ad ora».

In lui la vera essenza de cristianesimo – E, come si può notare su un video che già spopola su Youtube, il cardinale siciliano gli ha risposto puntando un dito tra la folla: «Come regalo c’è un gruppo di poveri tra gli invitati e tra i familiari: questo è un regalo anche per lei». Il cardinale che ha preso a cuore le sorti di Lampedusa, terra di frontiera e accoglienza, di morte e sofferenza. Simbolo dell’Europa, che spesso e volentieri viene lasciata sola dalle istituzioni di Bruxelles. Si, Montenegro è la persona giusta nel posto giusto. Non può esserci un cardinale più contemporaneo di lui. Proprio in questi giorni, tra sbarchi e morti, tra nuovi arrivi spinti dalla conquista della Libia da parte delle truppe fondamentaliste dell’Isis, la sua attività è essenziale e racchiude lo spirito autentico del cristianesimo. Dietro quello sguardo comprensivo e amorevole c’è un uomo che non si piega e mai l’ha fatto contro la mafia, contro la quale ha sempre usato parole dure: «L’unico modo per imbavagliare la mafia è fare sul serio, amare e cercare la verità e il bene, rifiutare la mediocrità, i compromessi e il conformismo. Se la mafia c’è è anche colpa nostra», aveva sottolineato Montenegro durante i festeggiamenti in onore di San Calogero, il patrono di Agrigento.

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