Orrore e morte in Danimarca – Nei giorni in cui le cittadine e i cittadini europei stavano per dimenticarsi degli attentati parigini al giornale “Charlie Hebdo” e al supermercato ebraico, ecco che nella civile e accogliente Danimarca il terrorismo islamico mette a segno un altro colpo. A Copenaghen, all’interno di un bar dove era in corso un dibattito sulla blasfemia e la libertà di parola (“Arte, blasfemia e libertà d’espressione”), in ricordo della strage al giornale satirico “Charlie Hebdo”, un uomo è entrato nel locale e ha sparato all’impazzata causando una vittima e tre feriti tra le forze dell’ordine. Qualche ora dopo, sulla falsa riga di quello che era successo a Parigi, si sono uditi colpi d’arma alla Sinagoga della capitale danese. Nella sparatoria due agenti della polizia sono rimasti feriti a braccia e gambe e un uomo è stato colpito alla testa. Tra le persone presenti nel caffé Krudttonden, dove si svolgeva il dibattito, c’era anche il disegnatore Lars Vilks, uno degli autori delle cosiddette “vignette blasfeme” su Maometto pubblicate a settembre 2005 dal quotidiano danese “Jyllands-Posten”, e per questo più volte minacciato di morte.

Gli islamisti verso Tripoli – Mentre l’Unione europea ha inviato l’inutile e cerimoniosa solidarietà alla Danimarca, l’intelligence del Paese nordico ha confermato che si è trattato di un attacco terroristico: «Circostanze fanno presumere che la sparatoria sia stata un attacco terroristico». Il singolo che avrebbe commesso questi gesti è morto in una sparatoria notturna con la polizia locale presso la stazione ferroviaria. Sarebbe lui il responsabile dei due attentati alla conferenza e alla sinagoga di Copenaghen. L’Europa si sveglia, per l’ennesima volta, avvolta dal terrore del fondamentalismo islamico. Se molte persone dicono che non vogliono essere travolte da una guerra di religione, devono fare i conti con i fondamentalisti islamici che puntano proprio a una battaglia del genere e a trasformare il vecchio continente in un luogo di morte, censura e povertà come la Siria o l’Iraq. E poi c’è la Libia. Le lacerazioni nel Paese nordafricano stanno favorendo l’avanzata degli jihadisti, che nel giro di qualche settimana potrebbero fare il loro ingresso trionfale a Tripoli.

Meno di 400 km tra Isis e Sicilia – Sirte, la città che ha visto nascere e morire l’ex dittatore Muammer Gheddafi, è stata conquistata dall’Isis. I fondamentalisti islamici avanzano e più si avvicinano all’Europa e con maggiore insistenza si verificano attacchi terroristici nei paesi europei. Diverse volte il califfo Abu Bakr al-Baghdadi ha ribadito di voler conquistare l’Italia e Roma, simbolo della cristianità, per creare uno Stato islamico. Parole che dovrebbero incutere timore a chi ascolta e arringare le milizie con la bandiera nera. Però aver conquistato Sirte ed essere vicini a Tripoli, al di là della propaganda, vuol dire aver esteso l’ombra jihadista fino a 370 chilometri di distanza dalle coste siciliane. Tutto ciò, appena le condizioni del mare lo permetteranno, spingerà 40 mila persone in fuga dalla Libia ad arrivare sulle coste siciliane. Tra questione migratoria e l’Isis che sta per arrivare sulle coste del Mediterraneo, e quindi vicino alla Sicilia, la situazione è diventata allarmante. Un’avanzata, quella islamista, che non si riesce ad arrestare. E dire che l’Italia e in particolare la Sicilia possa diventare un territorio “critico” non è un’esagerazione. O forse lo è per chi ci ha portato a questo punto.

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