Cala il sipario su Genovese. E adesso? – Il progressivo declino del deputato di Messina, Francatonio Genovese, ha subito un’accelerata. Forse quella decisiva. Dopo lo scandalo formazione e le accuse di truffa e peculato che ha portato all’arresto dell’ex sindaco della città dello Stretto, il nome del potente politico siciliano sarebbe nel registro della magistratura che sta indagando nell’inchiesta dei cosiddetti “capitali scudati”. Genovese avrebbe nascosto all’estero qualcosa come 16 milioni di euro solo nel 2005 e a quanto pare la Procura avrebbe aperto un’indagine sulla presunta attività di riciclaggio. Un ennesima vicenda che rischia di travolgere il ras democratico di Messina. Per la gioia dei suoi “nemici” storici nella politica locale, Francantonio Genovese, con ogni probabilità, ha ricevuto una mazzata alla sua già compromessa immagine pubblica. È calato il sipario sull’influente politico dello Stretto e i giochi, come si è compreso da qualche mese, sono riaperti in ambito politico. Il Partito Democratico di Messina e provincia è in cerca della sua identità. Le percentuali delle ultime tornate elettorali non devono illudere. I successi sono stati una diretta conseguenza dell’effetto Renzi e i meriti dei coordinatori locali sono pari a zero.

Cosa c’entra il renzismo con Accorinti? – Se non fosse per il presidente del Consiglio emergerebbe una faida senza precedenti che sgretolerebbe il Pd in pochi giorni. In via del Nazareno si sta provando a dare un’impronta liberal, occidentale e democratica al partito, ma la strada è in salita, per usare un eufemismo. Soprattutto a Messina, dove ex genovesiani di ferro, che nel recente passato hanno usufruito in vari modi del potere del ras, si sono convertiti al civatismo dell’ultim’ora; fino ad alcuni renziani che del profilo tracciato dal premier e di quello emerso di volta in volta dalla Leopolda non hanno niente. A prescindere dall’etichetta del renzismo i loro trascorsi non sono tra i più limpidi. Da quando facevano a gara per invitare il ras ai loro matrimoni al pentolone capiente della formazione, c’è soltanto l’imbarazzo della scelta. Ma occorre andare oltre. Serve voltare pagine. E se è vero che è da persone intelligenti cambiare idea, non si capisce quale sia la coerenza “renziana” nell’appoggiare in toto, o quasi, un sindaco, Renato Accorinti, che con il presidente del Consiglio non ha nulla da condividere e nelle tornate elettorali si è sempre espresso vicino a posizioni di estrema sinistra.

L’albero marcio dalle radici – Alle ultime elezioni europee, per esempio, aveva spalleggiato la Lista Tsipras e alle primarie nazionali del Partito Democratico aveva fatto intuire le sue simpatie per Pippo Civati, ovvero la corrente di sinistra dura e pura del Pd. Quale siano gli aspetti liberal e democratici in Renato Accorinti non è ben chiaro. Semmai, si potrebbe supporre, che avvicinarsi al sindaco scalzo sia una ripicca a un vecchio sistema di cui si faceva parte. La situazione nelle province, però, non è delle migliori. L’albero è marcio dalla radici e così anche un semplice coordinatore di circolo può definirsi “renziano” e sbandierare la popolare meritocrazia, ma in fondo si comporta in maniera diversa. Spera di rifocillarsi in qualche mangiatoia che la vecchia politica riesce ad assicurare e si fa pilotare da qualche “uomo ombra”. Nel gioco dei pupi e dei pupari, purtroppo, alcuni “renziani” siciliani sono i pupi. I pupari li fanno sempre gli stessi, che passano da una parte all’altra pur di rimanere a galla. Siamo sicuri che messo da parte Francantonio Genovese il Pd Sicilia abbia risolto i suoi problemi?

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