Botta e risposta Lorenzin-Borsellino – «Attendo il documento finale degli ispettori per assumere tutte le decisioni e le iniziative che competono al ministero e valutare, alla luce non solo di questo drammatico caso, se i livelli essenziali di assistenza siano correttamente erogati dalla Regione, o se ricorrano elementi per un nuovo commissariamento sugli aspetti di organizzazione e l’appropriatezza per garantire la sicurezza dei pazienti. E il governatore Crocetta stia sicuro che, come sempre, chi ha responsabilità oggettive dovrà renderne conto». Con questa decisa dichiarazione il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha ipotizzato lo spettro commissariamento anche in ambito sanitario. Non si è fatta attendere la replica dell’assessore regionale alla Sanità, Lucia Borsellino, che ha annunciato le sue dimissioni: «Le parole del ministro Lorenzin sono state particolarmente dure e io ritengo che non ci siano più gli elementi minimi perché io possa proseguire il mio mandato, ecco perché annuncio le mie dimissioni. Ho già fatto presente questa mia posizione al Presidente Crocetta. Nei prossimi giorni rassegnerò le mie dimissioni. Contribuirò anche da dipendente dell’Assessorato Sanità all’accertamento della verità sul caso della piccola Nicole. Non voglio aggiungere altro».

La Sicilia e i commissariamenti – Il governatore, a differenza di come si è comportato con altri ex componenti della sua giunta, ha difeso a spada tratta la Borsellino e si augura in un suo ripensamento: «Invito l’assessore Borsellino a ripensarci. Le sue dimissioni sarebbero un grave danno per la Sicilia e per la Sanità della regione». Dopo l’ufficioso commissariamento in campo economico, con l’invio da Roma dell’assessore Baccei che sta lavorando alla mission impossible di rimettere in ordine i conti della regione, e dopo le parole di qualche giorno fa del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha preannunciato il commissariamento sugli impianti di depurazione per la Sicilia, in quanto non è stato speso un miliardo di euro, ecco che arriva l’ipotesi di commissariare anche il settore sanitario regionale. In attesa che si ponga un commissariamento anche all’ambito dei rifiuti, che sembra poter esplodere in tutta la sua drammaticità nel giro di pochi mesi, la Sicilia deve fare i conti con una grave questione politica. Si, perché il commissariamento in settori chiave della regione è un fallimento per un’intera classe dirigente.

La questione sanità in Sicilia – Per non parlare dei Commissari liquidatori che vanno tanto di moda e hanno l’obiettivo di mettere i conti aziendali a posto. Insomma, la politica in Sicilia non sa fare il suo mestiere. Una mancanza di professionalità insopportabile, una leggerezza insostenibile in un momento storico complicato in cui dovrebbe venir fuori il meglio e non il peggio degli amministratori. Evidenti mancanze che diventano persino comiche nelle pastoie burocratiche. Purtroppo, però, non c’è niente da ridere nella vicenda della neonata di Catania morta in ambulanza mentre cercava di raggiungere l’ospedale di Ragusa. Questa disgrazia, ironia della sorte, è accaduta nel momento in cui si sta discutendo del piano di riordino e ridimensionamento della sanità regionale. Un testo che sta preoccupando, e non poco, i medici dell’isola. Le strutture specialistiche della Sicilia andrebbero incontro a un rischio depotenziamento, lasciando intatti i reali sprechi che esistono nel settore sanitario. Ci mancherebbe altro. E chi vorrebbe toccare ciò che viene protetto da qualche zelante politico con evidenti interessi in qualche ospedale siciliano? Si tratta di un piano che fa discutere e se a tutto ciò si aggiungono i casi come quello di Catania, la posizione dell’assessore Borsellino è sempre più precaria. Eppure, intorno a lei, hanno fatto quadrato diversi politici locali: dai democratici Baldo Gucciardi, Antonello Cracolici, Enzo Bianco, Fausto Raciti e Giuseppe Digiacomo, all’Udc Giovanni Pistorio. Anche questo comportamento, è un tratto distintivo della Sicilia.

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