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La decisione è stata presa nel silenzio generale, e messa nero su bianco, nel 2010 da una commissione di esperti nominata dal ministro dell’Istruzione di allora Maristella Gelmini. Il documento ministeriale ancora disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione recita: “Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all’articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento”. In pratica sono le linee guida destinate ai docenti per il cosiddetto “curricolo” che serve a definire i fondamentali degli insegnamenti, che il Miur (il Ministero dell’istruzione dell’Università e della ricerca scientifica) ritiene strategici per gli studenti delle scuole superiori.

Nelle indicazioni per la letteratura del quinto anno gli esperti ministeriali si mantengono sul classico e nel periodo tra Ottocento e Novecento inseriscono Pascoli, D’Annunzio, Verga e Pirandello, autori giustamente definiti “non eludibili”. Ma la sorpresa arriva al XX secolo. Qui chiarisce il documento ministeriale «il percorso della poesia, che esordirà con le esperienze decisive di Ungaretti, Saba e Montale, contemplerà un’adeguata conoscenza di testi scelti tra quelli di autori come Campana, Luzi, Sereni, Caproni, Zanzotto e comprenderà letture da autori significativi come Gadda, Fenoglio, Calvino, Primo Levi e potrà essere integrato da altri autori, per esempio Pavese, Pasolini, Morante”. Ma non vi è traccia di poeti e scrittori meridionali che erano presenti per esempio nel compendio di letteratura italiana di Natalino Sapegno e che sono stati studiati da chi si è diplomato prima dell’”era Gelmini” e lo garantisco personalmente. Così Quasimodo è scomparso definitivamente insieme a una serie di principali poeti e scrittori meridionali del Novecento, intellettuali del calibro di Sciascia, Vittorini o Silone che sono diventati e diventeranno illustri sconosciuti per gli studenti della generazione 2.0.

Venerdì 13 febbraio 2015 alle ore 16:30 presso l’aula A1 del Monastero dei Benedettini di Catania si svolgerà il Convegno di Studi e Ricerche “La Sicilia come metafora: due secoli di letteratura nazionale”. L’incontro ideato e organizzato da Giuseppe Ricchi, in qualità di rappresentante dell’Associazione “I Netini di Roma” con la collaborazione l’Associazione Fare–Catania si avvale della partecipazione del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania e dell’Assessorato alla Cultura e ai Saperi del Comune di Catania. Ospite d’eccezione lo storico, scrittore e giornalista Pino Aprile, già vicedirettore di Oggi e direttore di Gente, autore del libro best-seller Terroni, con 250.000 copie vendute, nonché vincitore di numerosi premi letterari. Pino Aprile è stato il primo a indignarsi e a manifestare la propria indignazione contro questa scelta scellerata. Nel suo libro “Giù al Sud” Pino Aprile ha dedicato un intero capitolo alla vicenda. Per lui non ci sono dubbi: “Su 17 poeti o scrittori del XX secolo, escludendo Verga e Pirandello assegnati all’Ottocento, non c’è un solo meridionale. C’è stato un netto rifiuto della cultura del Sud. Gli autori meridionali sono stati confinati a realtà regionali, mentre la letteratura vera, quella che conta, è quella dell’Italia del Nord, vincente ed europea”. Una richiesta ufficiale di “correzione”, con un esposto al ministro Francesco Profumo ma anche al Capo dello Stato e ai presidenti di Camera e Senato è stato fatto e poiché nulla da allora a ora è cambiato. Pino Aprile continua la sua “marcia” di sensibilizzazione in scuole e università soprattutto del Meridione.

Al convegno a Catania interverranno inoltre: Maria Marzana, Deputata della Repubblica, firmataria dell’atto parlamentare che chiede al Governo un impegno a reintrodurre gli autori meridionali del ‘900 cancellati dai programmi scolastici nazionali dalla Riforma Gelmini; Orazio Licandro, Assessore ai Saperi e alla Bellezza Condivisa del Comune di Catania; Giuseppe Ricchi, consulente parlamentare e studioso di Storia della Sicilia; Sebastiano Marino, docente e ricercatore di Storia della Sicilia. Per il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università degli Studi di Catania sarà presente Antonio Di Grado professore ordinario di Letteratura Italiana e Alberto Giovanni Biuso professore associato di Filosofia Teoretica. Il Convegno di studi e ricerche rappresenta un’importante occasione per sostenere il valore culturale degli autori del Sud, il cui studio è stato precluso agli studenti della scuola superiore, e per promuovere la risoluzione parlamentare depositata in VII Commissione cultura, scienza e istruzione che impegna il Governo a integrare le “Indicazioni nazionali” con gli scrittori meridionali del ‘900.

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