Foto Andrea Jakomin/blogTAORMINA ©2015

Quelle luci dell’ambulanza sono la metafora dell’allarme in Sicilia – «Una fatalità può capitare sempre, ma l’assistenza dev’essere in ogni caso la migliore possibile: nel caso di Catania, non è stato così. Quello che è accaduto in Sicilia non può e non deve accadere». Già, queste parole del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, hanno la forza di mettere il dito nella piaga. Una ferita che sanguina ormai da anni nell’isola. Un dolore, quello legato alla sanità, che in alcuni casi non cessa di provocare inevitabili sofferenze. Così alla lunga lista di storie tristi deve aggiungersi quella della neonata nata a Catania e trasportata a Ragusa, perché non c’erano posti nella rianimazione della clinica e nelle altre strutture catanesi. È stata una corsa contro il tempo, ma non c’è stato nulla da fare. La piccola è morta mentre si trovava in ambulanza. Un grido di dolore, quello dei genitori e dei familiari, nascosto dalle sirene spiegate del mezzo di soccorso. Quelle luci dell’ambulanza, oggi, illuminano le coscienze degli amministratori siciliani. Pongono un riflettore sulle loro decisioni, che da qualche decennio a questa parte hanno messo in discussione il settore medico e ospedaliero.

Nel momento in cui si discute del ridimensionamento della rete ospedaliera… – Sull’incredibile vicenda, che ha lasciato «senza parole» il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la polizia di Ragusa ha avviato un’indagine. Bisognerà fare chiarezza e comprendere per quale motivo non c’erano posti disponibili in altre strutture cittadine. Si tratta dei tre ospedali catanesi dove è presente la terapia intensiva pediatrica: il Garibaldi, il Santo Bambino e il Cannizzaro. Nessuno ha dato la propria disponibilità e l’unico ospedale della Sicilia orientale a rispondere “presente” è stato quello di Ragusa, distante oltre cento chilometri e quindi a un’ora abbondante di viaggio. Una vicenda che mette in evidenza un sistema, quello sanitario, in profonda crisi. Nelle settimane in cui l’assessore regionale alla Sanità, Lucia Borsellino, sta per mettere in pratica il piano della rete ospedaliera regionale che, come paventato da diverse eccellenze siciliane, come il reparto di oncologia dell’Ospedale San Vincenzo di Taormina, rischia di apportare drammatici tagli in grado di avere degli effetti sulla popolazion.

Esistono gli sprechi, ma anche i politici pronti a far finta di nulla – Quante volte in questi mesi le amministrazioni comunali hanno dovuto difendere, in molti casi non riuscendoci, i posti letto nelle strutture ospedaliere? Ecco, la tragedia della bimba di Catania è la dimostrazione di cosa potrebbe accadere sempre con maggior frequenza nel momento in cui si dovesse continuare a tagliare in uno dei settori più importanti e delicati della società. In realtà anche nell’ambito sanitario ci sono grossi sprechi, ma il problema è proprio questo. C’è la volontà politica di colpire, in nome della meritocrazia tanto sbandierata e strumentalizzata, le sacche di sprechi che ostacolano il corretto funzionamento del settore? La paura è che, per l’ennesima volta, interessi politici possano intrecciarsi ai futuri tagli. Si rischia di ridimensionare reparti all’avanguardia solo perché non hanno il giusto sponsor politico alle spalle. Soliti giochetti che hanno condotto l’Italia e in particolare la Sicilia sull’orlo del baratro. Non contenti della tragicità del momento, questi personaggi continuano a ballare sull’orlo del precipizio con la convinzione che non saranno loro a cadere, ma qualcun altro. I fatti di Catania, purtroppo, gli danno ragione.

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