Villaggio “Le Rocce” - Foto di Giuseppe Sbisà/ Panoramio Google Maps

Perplessità in città sul bando – Prosegue il dibattito in città sul villaggio “Le Rocce” e su un nuovo tentativo da parte della Provincia regionale di Messina, tramite un bando di gara per project financing, che è scaduto giorno 4 febbraio, di affidare a soggetti privati la “conservazione” e la “rinaturalizzazione” dell’area “Le Rocce” e dell’annessa struttura ricettiva alberghiera tramite lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria. In attesa di scoprire chi ha vinto il bando, c’è preoccupazione tra le cittadine e i cittadini locali. L’eccessiva cementificazione, ormai, è considerata come una zavorra per la terrazza che si affaccia sul mar Mediterraneo. Un repellente in grado di allontanare turisti e viaggiatori che, come è noto, arrivano a Taormina perché la considerano un luogo in cui natura e storia vivono in armonia e tranquillità. Cosa succederebbe se uno di questi due fattori venisse meno? La risposta appare scontata, eppure c’è qualcuno che non sembra curarsi di Taormina e pensa che turismo faccia rima con cementificazione e ambiente e natura siano parole per sfigati.

Rovesciare i luoghi comuni – Un modo di pensare che ha condotto l’Italia alla situazione attuale, in cui a ogni pioggia c’è il rischio frane o alluvioni. Costruire senza logica, senza prospettiva futura e guardando solo al portafoglio vuol dire distruggere il territorio. L’architettura insostenibile dovrebbe lasciare spazio all’architettura sostenibile, come sottolineato qualche giorno fa quando abbiamo citato Renzo Piano e la sua idea di “rammendare”. Nel momento in cui si parla con insistenza e si organizzano convegni sul “Fare innovazione”, per quale motivo non si può coniugare la tecnologia con la sostenibilità architettonica? È possibile che l’unico metro di giudizio deve essere il portafoglio? Anche questo modo di pensare, in realtà, è un luogo comune. Cementificare senza troppi problemi arricchirebbe “qualcuno”, ma farebbe impoverire il territorio il quale dovrebbe rinunciare a un tratto distintivo del suo paesaggio. Le conseguenze, come sottolineato in precedenza, sarebbero un progressivo disinteresse di turisti e viaggiatori verso un posto incantevole come Taormina. Dunque quando si parla di architettura sostenibile anche il portafoglio può riempirsi e trarne vantaggi senza incidere sull’ambiente.

L’Odg urgente presentato dal Pd e dal Megafono – In filosofia si parla di regola del “giusto mezzo”. E in realtà la nuova frontiera dell’architettura sembra percorrere quel sentiero che nel mondo classico avevano tracciato i pensatori ellenici. La questione per la città di Taormina è urgente. Non si può rimandare il problema, perché il territorio deve essere salvaguardato e rimandare non farebbe altro che peggiorare la situazione. Spinti da un simile desiderio i consiglieri comunali del gruppo “Taormina Bene Comune” (Piero Benigni, Graziella Longo e Antonino Moschella) hanno presentato un ordine del giorno urgente al Consiglio comunale di ieri sera, che, come sottolineato dal presidente Antonio D’Aveni, verrà discusso nella prossima seduta. L’obiettivo del Partito Democratico e del Megafono è quello di «salvare il sito da eventuali speculazioni edilizie, di recuperarlo nel pieno rispetto dell’ambiente circostante con l’apporto di materiali e soluzioni energetiche eco-compatibili e di realizzare un parco naturalistico, un’area pubblica destinata al verde e alla promozione culturale in una delle baie più suggestive della nostra isola».

Taormina e la degenerazione dei “corsi e ricorsi storici” – Una proposta che dovrebbe trovare in Consiglio comunale un’ampia convergenza, perché sembra volersi prendere cura della bellezza di Taormina. Un aspetto da non sottovalutare, soprattutto per una città che fa dell’estetica il volano della sua economia. Ci si trova a fare sempre gli stessi discorsi, eppure nella Perla non potrebbe essere altrimenti. In questo luogo sembra concretizzarsi una degenerazione del concetto vichiano dei “corsi e ricorsi storici”, dove la memoria viene persa con troppa facilità e i fatti che si susseguono sono sempre gli stessi. Nel recente passato era già stato presentato un progetto presso la Provincia regionale di Messina da parte della “Pineta Sport Management Srl”. Una proposta che era stata portata avanti con evidenti forzature, come si può verificare nella Conferenza dei Servizi del 27 agosto 2013, e in seguito era stata arrestata dal decreto del 2 agosto 2009 del Dirigente regionale del Dipartimento Territorio e Ambiente. Un atto reso necessario considerando che il sito delle “Rocce” e zone limitrofe è stato classificato come “Sic”, sito d’interesse comunitario. Di fronte a questa decisione, però, la Provincia non si era arresa e aveva presentato ricorso sia contro il provvedimento di diniego, sia nei confronti delle deliberazioni del Consiglio comunale di Taormina (del 20 settembre 2007 e del 16 ottobre 2007). Mentre il comune si era costituito nel giudizio tramite l’avvocato Girolamo Rubino, il Tar di Catania, con ordinanza numero 198/2010, aveva rigettato il ricorso ritenendo che «il ricorso non presenta evidenti elementi di fumus boni iuris, che comunque potranno essere accertati soltanto in sede di approfondito esame del merito della vicenda e che in ogni caso, allo stato attuale, nel bilanciamento delle esigenze cautelari è prevalente quello alla conservazione dello stato dei luoghi».

Un nuovo bando per eludere il decreto n.871 del 2 agosto 2009 – A quanto pare, considerando che non è stata fissata udienza di discussione e trattazione riguardo il decreto di diniego del Dipartimento Territorio e Ambiente, la decisione precedente rimane “efficace e vincolante”. Alla luce di tutto ciò, come rivela il gruppo “Taormina Bene Comune”, è alquanto strano che «la Provincia regionale di Messina ha pubblicato un nuovo bando di project financing, relativo all’area villaggio “Le Rocce”, per euro 5.009.152 con scadenza domande 4 febbraio ore 13 e, al fine di eludere il decreto n.871 del 2 agosto 2009 del Dirigente regionale del Dipartimento Territorio e Ambiente e l’ordinanza del Tar n.198/2010, è stata inserita una clausola – ai punti 1.1 e 1.5 – in cui si specifica che il progetto dovrà rispettare i vincoli previsti dall’area Sic». Quindi i consiglieri comunali del Pd e del Megafono hanno chiesto al sindaco e all’amministrazione comunale di «seguire con grande attenzione l’intera vicenda, che potrebbe determinare l’ennesimo irreversibile danno paesaggistico, e di attivarsi, immediatamente e senza ritardo, tramite i canali istituzionali, al fine di conoscere lo stato della procedura del suddetto bando di project financing». Inoltre “Taormina Bene Comune” chiede «la convocazione straordinaria di un Consiglio comunale, al fine di poter dibattere l’annosa questione dell’acquisizione del sito da parte del comune» e infine chiedono «la convocazione di un vertice con il governo regionale e il Commissario straordinario della Provincia di Messina, al fine di stabilire la destinazione dell’area dell’ex villaggio “Le Rocce” ad uso pubblico».

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