«Je suis morto di freddo e non sono riuscito ad approdare a Lampedusa». È questo il messaggio polemico lanciato su Twitter dal sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, che ha voluto parafrasare con toni provocatori la celebre frase “Je suis Charlie”. Il primo cittadino siciliano si riferisce all’ennesima strage avvenuta nel canale di Sicilia, dove ventinove migranti sono morti di freddo mentre stavano cercando di raggiungere le coste sicule. In quella che può considerarsi come la prima strage del 2015 nel Canale di Sicilia, tre gommoni erano salpati dalla Libia stracolmi di disperati che hanno sfidato un mare forza sette con un vento a 35 nodi. Ma il freddo, questa volta, non ha lasciato scampo.  Le due motovedette della Capitaneria di porto hanno recuperato una novantina di superstiti, ma per il resto non c’è stato nulla da fare. Pietro Bartolo, guardia medica di Lampedusa, è sembrato sconvolto di fronte a uno scenario apocalittico: «È terribile, tra loro ci sono tanti giovani. Sono tutti bagnati, sono morti di freddo».

Molto dure le critiche del sindaco Nicolini, che considera Triton un passo indietro rispetto a Mare Nostrum: «I 366 morti di Lampedusa non sono serviti a niente, le parole del Papa non sono servite a niente, siamo tornati a prima di Mare Nostrum. È la realtà. Questa nuova strage è la prova che Triton non è Mare Nostrum. Siamo tornati indietro». Sempre su Twitter il primo cittadino ha ribadito: «Je suis morto di freddo, eppure quelli che mi avevano salvato hanno rischiato la loro vita per la mia. Sono italiani, venivano da Lampedusa», riferendosi agli uomini della Guardia costiera che hanno rischiato la vita per raggiungere i migranti a 110 miglia dall’isola. Storie, ormai, che appartengono alla quotidianità della Sicilia e di Lampedusa in particolare.

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