Antonio Maiorana, 47 anni, e suo figlio Stefano, 22, spariscono misteriosamente da Palermo il 3 agosto 2007. Fin da subito appare chiaro che la scomparsa di padre e figlio è legata agli affari dell’uomo, noto costruttore della zona, socio e consulente dell’impresa Calliope Immobiliare. Di Antonio e Stefano si perdono le tracce proprio da uno dei cantieri della società, a Isola delle Femmine, dal quale si erano allontanati dicendo agli operai che sarebbero rientrati a breve. Da allora nessuno più li vede. La Smart bianca di proprietà di Stefano verrà ritrovata giorni dopo nel parcheggio dell’aeroporto di Punta Raisi. Ma da chi è stata lasciata lì l’auto? Le indagini che si aprono dopo la scomparsa stabiliscono che sul volante ci sono le impronte degli scomparsi, ma anche di altre persone. Tra queste anche quelle di Dario Lopez, socio della Calliope Immobiliare. Le prime indagini non portano però a nulla. Si cerca di trovare qualche traccia dai filmati di videosorveglianza dell’autostrada che porta a Punta Raisi, ma tutte le telecamere risultano misteriosamente spente proprio quel giorno, come Rossella Accardo farà poi notare in più occasioni ad incontri pubblici e televisivi.

Il primo sospetto è che Antonio e Stefano siano vittime della “lupara bianca”, dal momento che il settore edile della zona in cui la Calliope operava era sotto stretto controllo mafioso. A rendere questa ipotesi più forte c’è anche la sparizione dell’hard disk del computer di Antonio, fatto smontare da Karina André, compagna dell’uomo, dopo la sua scomparsa e del quale non si conosce il destino. Si pensa che l’hard disk potesse contenere materiale compromettente, che avrebbe però forse potuto indirizzare le indagini sulla scomparsa dei Maiorana. Oltre all’hard disk scompare anche un busta contenente dei documenti importanti che la stessa Karina, tre giorni dopo la scomparsa di Antonio, aveva prima consegnato ai genitori dell’uomo perché la nascondessero, per poi andarla a recuperare due settimane dopo. Cosa conteneva quella busta? Intanto della scomparsa di Antonio e Stefano inizia ad occuparsene la nota trasmissione televisiva “Chi l’ha visto” e arrivano alcune segnalazioni secondo le quali padre e figlio potrebbero trovarsi in Spagna. Ci sono infatti degli avvistamenti in una discoteca di Barcellona che vengono verificati e risultano non rispondenti al vero. Passa un anno e mezzo e il 6 gennaio 2009 Marco, il secondogenito di Rossella e Antonio, si toglie la vita gettandosi dal settimo piano del palazzo in cui viveva con suo fratello Stefano. Dopo oltre un anno dalla morte del figlio, Rossella Accardo trova casualmente tra le pagine di un fumetto di Topolino un breve appunto di Marco che apre nuovi scenari sulla scomparsa dell’ex marito e del figlio: «Mio padre diceva che se vuoi sconfiggere il tuo nemico devi fartelo amico… Mio padre diceva che bisognava trovare il punto debole del nemico. E poi sarebbe stato facile ricattarlo… Karina avrebbe fatto da spalla mentre lui conquistava tutti con promesse di soldi e sollecitando interessi sessuali… Non ho mai pensato che mio fratello e mio padre si siano allontanati per scelta. Ho subito pensato che fosse successo il peggio e con Karina abbiamo distrutto la memoria del pc dove si conserva il materiale».

Dopo questo messaggio e dopo l’ammissione dell’uomo che ha estratto l’hard disk dal pc di Maiorana, la Procura di Palermo iscrive nel registro degli indagati per favoreggiamento la compagna del costruttore, l’argentina Karina André. La donna avrebbe intralciato le indagini. Rossella Accardo, a questo punto, inizia a sospettare che il caso di suo figlio Marco potrebbe anche non essere un suicidio. Nel mese di agosto del 2014, benché ci siano ancora troppi lati oscuri nella vicenda Maiorana, il GIP, accogliendo la richiesta della Procura ne dispone l’archiviazione. Ma Rossella non ci sta e dallo scorso 2 novembre 2014 comincia a fare lo “sciopero del silenzio” per protestare contro un provvedimento che ritiene ingiusto. Non solo: dallo scorso 21 novembre la Accardo, si stabilisce a Roma con un camper, a piazzale Clodio, davanti al Palazzo di Giustizia, per chiedere che sia data voce al suo silenzio, che il suo grido di giustizia venga ascoltato. Il 25 Gennaio del corrente anno, il pentito di mafia Vito Galatolo, avrebbe messo a verbale dichiarazioni utili per le indagini sulla scomparsa degli imprenditori Antonio e Stefano. Le indiscrezioni trapelate oggi sull’interrogatorio di Galatolo sono infatti la prima conferma ufficiale della morte dei due congiunti, nonché la conferma implicita a quanto da lei sempre sospettato: pure il suicidio del figlio minore, Marco, sarebbe da imputare alla mafia.

A questo punto i perché di Rossella si fanno ancora più pesanti, incessanti ed inascoltati. Dice Rossella: «Perché, al momento della denuncia di scomparsa di Stefano e Antonio non c’è stato concesso l’uso di un elicottero per scandagliare tutta l’area intorno al luogo della scomparsa? Perché i sistemi di video sorveglianza dal cantiere di Isola delle Femmine all’Aeroporto Falcone-Borsellino, la mattina del 3 Agosto 2007, erano oscurati? Perché non abbiamo potuto fruire delle unità cinofile nel momento in cui si è trovata l’auto di mio figlio Stefano posteggiata al parcheggio privato all’interno dell’Aeroporto Falcone-Borsellino? Perché, constatato che il telefono di Antonio Maiorana alle ore 10.20 circa aggancia la cella telefonica del cantiere in via Del Levriere (luogo in cui mio Stefano ed il padre sono stati visti per l’ultima volta) non si è provveduto immediatamente ad effettuare le ricerche dovute all’interno del cantiere stesso? E perché rilevato che alle ore 7.50 del 3 agosto 2007 (giorno della scomparsa) il telefono del socio nella gestione del cantiere aggancia la cella telefonica dell’aeroporto e non viene subito sottoposto ad interrogazione? Perché quando i sig.ri Maiorana (genitori di Antonio) hanno verbalizzato che la signora Karina Andrè Gabriela (compagna di Antonio Maiorana) aveva consegnato loro dei documenti dicendo “con questi mandiamo una persona in galera, conservateli in luogo sicuro”, entrambi coniugi e compagna non sono mai stati ascoltati su tale dichiarazione? O se le sue parole non corrispondono al vero perché non sono mai state accertate o messe in discussione?». Un fiume in piena di “perché “che stanno logorando questa madre, alla quale questo Paese deve molto, non solo in termini di giustizia, ma anche e soprattutto dal punto di vista della “vicinanza umana” finora assente. Un Paese civile deve molto a lei, a tutti noi, ma anche a chi ci guarda dall’estero, dove c’è da scommettere che nessuno abbia una buona opinione sul nostro “senso di appartenenza, di coesione, di condivisione della sofferenza”. Per non parlare dell’opinione che di certo chiunque avrebbe di un “sistema giustizia” così profondamente malato e pieno di metastasi.

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