Si definisce un uomo difficile, pieno di contraddizioni, di profonde inquietudini, ma pure abitato da momenti di estasi irrazionale e totalizzante. Un uomo che rischia, compiendo scelte forti, radicali. Assai più semplicemente: un uomo che si cerca. E’ Luigi La Rosa, autore del suggestivo romanzo “Solo a Parigi e non altrove”: originario di Messina, classe 1974, giornalista per varie testate  e curatore per la casa editrice Rizzoli di molti volumi (Pensieri di  Natale, Pensieri erotici, L’anno che verrà e L’alfabeto dell’amore), è docente di scrittura creativa in scuole di ogni ordine e grado. Ha vinto vari concorsi letterari, collabora con il settimanale siciliano “Centonove” ed è editore e autore del blog letterario “Verso il faro”.

“Solo a Parigi e non altrove” è una storia e insieme una guida sentimentale, la cronaca del complesso rapporto dell’autore con la città Parigi, scoperta cinque anni fa e da allora mai abbandonata; un viaggio nelle storie dei grandi artisti che l’hanno abitata, raccontata, dipinta, musicata. Il titolo di quest’opera è molto forte ed esprime un legame particolare con la città francese, colpita recentemente da tristi episodi di violenza: Parigi è, più di ogni altra città e di ogni altro luogo al mondo, una città di assoluti. Parigi esige la totalità, l’estremismo. Non la si può amare con misura, ma sfrenatamente, così come non si possono ammirare con moderazione i suoi musei o le sue bellezze artistiche. «Parigi la ami nella sua pienezza estetica, culturale e intellettuale, e se accade questo – ci confida l’autore –  allora davvero non vorrai vivere che solo a Parigi e non altrove, come recita il titolo del mio libro».

Il libro vuole essere un inno all’amore, alla bellezza, alla capacità dell’arte di cambiare la vita. In un’epoca di fuochi fatui come la nostra, tornare a valori necessari diventa per l’artista salvifico quanto istintivo. Ebbene, le sue pagine esortano a un ritorno al culto della bellezza e della passione, oggi purtroppo assopite nel grigio qualunquismo del nostro tristissimo tempo. «Tutto il libro è interamente autobiografico. – ci racconta La Rosa – Gli amori che racconto lo sono, le esperienze di ricerca e di perdita esistenziale lo sono, le passioni per la letteratura, la pittura, la musica fanno potentemente parte della mia vita e del mio percorso di formazione personale».

La passione per la scrittura nasce nell’autore durante l’infanzia, nei primi anni in cui ci si forgia un carattere, una personalità. «Non saprei dire da cosa dipende, ma tra i primi ricordi c’è un enorme tappeto su cui, già a tre anni, mi ritrovavo ogni pomeriggio a scrivere e illustrare storie. A questi ricordi associo anche una sensazione di grande, irraccontabile solitudine. Ma forse capita a tutti i creativi, forse è un destino che ci portiamo dentro, nel sangue, come una sorta di privilegio e insieme di maledizione». Lo scrittore vive intensamente il rapporto con la sua Sicilia; è e rimane siciliano, nonostante viva tra Roma e Parigi, sua seconda patria. «Lo sono perché ci vivo, ci torno periodicamente, ho in Sicilia la maggior parte dei miei laboratori di scrittura creativa – io vivo insegnando scrittura – e lo sono soprattutto perché sento nell’essere siciliani una condizione speciale dell’anima. Lo sono pure abitando a Parigi, per la maniera in cui guardo le cose, per certe intensità che sicuramente solo un’isola vitale e carnale come la nostra è in grado di conferire».

Luigi La Rosa coltiva con i lettori un rapporto meraviglioso, di osmosi, di scambio totale. Riceve giornalmente lettere meravigliose e foto, attestazioni di stima impagabili. «Si scrive sempre per dei lettori, c’è poco da fare, e l’opera d’arte ha raggiunto il suo scopo soltanto quando ha toccato il cuore di questi lettori, quando lo ha riempito di luce. Non credo agli scrittori che ignorano sistematicamente i lettori, sarebbe come amputare la comunicazione di uno dei suoi piani di scambio fondamentali. I lettori sono l’immagine che ci restituisce lo specchio. Sono il nostro doppio vitale. Senza lettori uno scrittore non esiste». Il giovane artista ha in mente altre storie a cui sta già lavorando, come sempre ambientate a Parigi e alla fine dell’Ottocento. E’ quello il fondale ideale della sua scrittura.

© Riproduzione Riservata

Commenti