Le critiche di Federfarma – Proseguono le polemiche dopo che l’assessorato alla Salute della regione Sicilia ha pubblicato la graduatoria dei vincitori delle 222 nuove farmacie che apriranno i battenti nell’isola. Sul piede di guerra ci sono i titolari: «Stiamo fallendo, questo concorso non farà che aggravare la situazione e per di più non darà lavoro ai giovani». Secondo Federfarma «del nuovo concorso non si sentiva la necessità» e comunque la farmacia «non è più un’impresa sostenibile». La nascita dei corner sanitari nei supermercati, per esempio, ha messo in crisi la farmacia sia dal punto di vista economico che sociale. Se un farmaco viene venduto sugli scaffali come se si trattasse di un pacco di pasta, vuol dire che si è smarrito il senso della farmacia e della sua funzione sociale. Inoltre continue offerte da supermercato costringono le farmacie a difendersi con ulteriori promozioni di grande impatto. Si tratta della classica competizione, ma in questo caso si rischia di andare oltre le semplici leggi del mercato. Problemi epocali ai quali vanno ad aggiungersi, secondo i farmacisti, quelli legati al concorso bandito dal governo Monti che con l’apertura di nuove farmacie in Sicilia non risolverà il problema occupazionale.

Laccoto e Cascio, due cognomi della politica siciliana – «Bel garbuglio», direbbe il Brucaliffo. In realtà la situazione siciliana è più intrecciata del previsto e nel Paese della caste, dove la meritocrazia è una parola da utilizzare soltanto nelle campagne elettorali per illudere le persone e far pubblicare ai seguaci di un partito qualche post pubblicitario su Facebook e Twitter, non sorprende che a vincere questo concorso siano stati tutti figli di personaggi ben noti nell’isola. Solita metodologia all’italiana, dove “qualcuno” passa avanti per i suoi legami familiari. In questo familismo in salsa siciliana i cognomi sono eccellenti. Tra i nuovi farmacisti c’è il figlio del deputato messinese del Pd Giuseppe Laccoto, ex presidente e oggi membro della commissione Sanità all’Ars e renziano dell’ultimissima ora. Il figlio di Laccoto è al 25esimo posto con altri tre soci, capofila Tindara Fioravanti. Alla posizione numero 35 c’è Patrizia Cascio, sorella dell’ex presidente dell’Ars e oggi deputato regionale di Ncd Francesco Cascio. La mamma aveva una farmacia in viale regione siciliana, poi messa in vendita. Oltre a figli di politici ci sono quelli legati alle storiche famiglie di farmacisti della Sicilia.

Una società piramidale – Al quinto posto si è piazzata Lara Giambalvo: il padre Giacinto è titolare a Bagheria ma in casa il nome che pesa di più è quello del marito, Riccardo Listro, titolare di una sede in città, e del cognato Orazio, il più “ricco” farmacista di Palermo. C’è anche Alice Pantò, figlia del farmacista di via Pacinotti, Giovanna Pensabene e Maria Mantione, figlia dell’ex sindaco democristiano Salvatore che aveva farmacia in via Ausonia. Nomi noti sono anche Emanuele Termini (sua madre Rosa Alba Randazzo ha una sede vicino a Villa Serena), Luisa Venuti (suo padre Giuseppe è titolare a Cinisi) e Rino Calì (fratello di Gabriella che ha farmacia vicino al teatro Massimo). Al primo posto della lista c’è un professore di Farmacia dell’Università di Catania, Francesco Paolo Bonina, docente ordinario in coppia con la collega associata Valeria Pittalà. Il suo nome è ben noto alle cronache ed è stato imputato e poi assolto al processo sui veleni alla facoltà di Farmacia. Al nono posto figura un altro degli imputati di quel processo (furono tutti assolti in primo grado), ovvero Giovanni Puglisi, recordman di incarichi: insegnare Tecnologia farmaceutica, è presidente dell’ordine dei farmacisti di Catania e membro nazionale dell’ente previdenziale Enpaf. I docenti universitari non lasciano neanche le briciole e con Maria Angela Siracusa, Anna Maria Panico, Orazio Prezzavento, Giovanna Maria Scoto e il figlio dell’ex preside di farmacia Giuseppe Roncisvalle, al 78esimo posto con Antonino Privitera, si sono assicurati tutte le nuove farmacia dell’isola. Alla faccia della mobilità sociale.

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